Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Contra Tombolinos: in difesa dei contenuti giornalistici

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le mie considerazioni sono tutte debitrici di un mio personale postulato, secondo il quale i contenuti sono sempre, sono sempre stati, e sempre saranno gratuiti. Ad essere (eventualmente) pagato è il formato, il package, la forma-prodotto in cui vengono resi disponibili. Non sto qui a motivare, mi basti un accenno un po' semplicistico, ma che rende l'idea: la Divina Commedia costa come l'ultimo dei romanzetti proprio perché a essere pagato è il formato-libro, e non il suo contenuto. Così è anche per i giornali: le news e gli articoli buttati lì nel flusso più o meno informe e automatico di un sito web non possono che essere gratuiti. Ma nulla impedisce di creare forme-prodotto digitali per le quali l'utente è disponibile a pagare un prezzo.

Antonio Tombolini

Antonio analizza (bene) applicazioni di giornali per iPad e onestamente – dovrebbe essere naturale, ma in Italia nulla è scontato – mette due grandi disclaimer all'inizio. Le applicazioni per iPad le uso ma non mi addentro nel loro giudizio, non ne so abbastanza. Ma delle frasi di Antonio riportate all'inizio posso parlare brevemente, perché io sostengo che sia vero esattamente il contrario: è la forma del prodotto digitale a essere valorizzata dal contenuto.

Partiamo proprio dalle applicazioni per iPad: la battaglia navale è un giochino che posso scaricare gratis perché è semplice e probabilmente la sua realizzazione non richiede un grande sforzo, altri giochi costano perché più complessi e impegnativi da realizzare, il Sole 24 Ore lo pago ancora di più perché, oltre ad avere richiesto un lungo sviluppo da parte di Tombolini, del suo staff e di quello del Sole, ha anche contenuti originali da retribuire. Tutte applicazioni per iPad, tutte "forme-prodotto" identiche, ma con prezzi diversi.

Questo discorso vale anche lasciando l'iPad, entrando nel web (finché Wired ce lo permetterà) e analizzando il modello di business di prodotti dell'informazione. Al di là delle scelte di ciascun editore, il Financial Times può forse permettersi di far leggere gratuitamente 10 articoli al mese e di far pagare gli altri, mentre questa formula è assolutamente sconsigliata per chi raccolga notizie di agenzia (anche se le notizie di agenzia si pagano): questo perché i contenuti del Financial Times sono spesso originali e si possono trovare soltanto lì, mentre la stessa notizia di agenzia si trova su decine o centinaia di siti diversi. Anche qui la forma del sito non fa la differenza, la differenza la fanno i contenuti.

C'è poi la questione della pubblicità, che nei giornali e nelle tv tradizionali ha pagato spesso buona parte dei costi di produzione. Ma non inficia il discorso appena fatto e per ora basti questo.

P.s. che mi auguro superfluo: il titolo è ovviamente una battuta, un piccolo artificio retorico per fare il verso al latino della sua Simplicissimus: Antonio Tombolini è persona da leggere e seguire nelle sue riflessioni, a prescindere dal fatto che si sia o meno d'accordo con lui.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

20/08/2010 at 11:53 am

Una Risposta

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  1. Resto della mia idea Carlo, ma a questo punto varrebbe la pena discuterne in maniera più approfondita, e magari di persona. E grazie per le paole di apprezzamento, che ricambio senz’altro :)

    TomBolini

    21/08/2010 at 2:47 am


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