Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Si fa presto a dire giornalisti

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Che cos’hanno in comune molti miei colleghi, giornalisti per via di un tesserino rilasciato dall’Ordine, impiegati del catasto per indole, con Samir Rantisi (giornalista palestinese assassinato lunedì mattina), Ching Cheong (giornalista cinese arrestato il 22 aprile, anche se la notizia è trapelata soltanto ieri) e Hollman Morris (giornalista colombiano che vive sotto scorta)? La domanda è retorica e qualcuno potrebbe ritenerla anche moralista: in fondo non occorre rischiare la vita per fare i giornalisti. Vero, basterebbe cercare od organizzare notizie in pagina nel modo migliore possibile, ma c’è chi non fa neppure questo. Avere dentro il sacro fuoco del giornalismo è quasi sempre dannoso per il giornalismo, ma un po’ di intelligenza e di amor proprio talvolta non guasterebbero.

C’è anche chi di notte ruba soldi alla propria azienda e critica la stessa azienda di giorno. Che certi editori abbiano logiche imprenditoriali strane, che non contemplano la meritocrazia, ma premiano soltanto la cieca fedeltà, mi sembra talmente scontato da non doverlo dimostrare con esempi. Tuttavia questo non autorizza i censori di quelle aziende a rubare su straordinari, rimborsi spese e quant’altro. Arsenio Lupin può dare lezioni di eleganza, non di onestà.

Tornando ai giornalisti che non hanno vita facile, ecco gli indirizzi di un paio di siti internet creati per aiutare blogger perseguitati (e molti di loro sono giornalisti-blogger): Adopt a Blog (soprattutto per i cinesi) e il Committee to protect bloggers.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

31/05/2005 a 1:31 am

Pubblicato su Uncategorized

6 Risposte

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  1. E che cosa hanno in comune i tuoi colleghi giornalisti con tutti i collaboratori e corrisponedenti che ogni giorno si fanno un mazzo così per quattro lire (con spese a carico) solo per racimolare notizie con cui riempire quelle pagine (lasciamo perdere come)? Permettendo così ai suddetti colleghi di giustificare il loro stipendio? Hanno in comune ben poco, a partire dalla busta paga molto spesso inversamente proporzionale alle capacità e alla responsabilità, sempre e comunque a carico del collaboratore di turno (“io ho preso un buco? E’ stato tizio a non informarsi bene, a scrivere male, ora gliene dico quattro”, classico gioco dello scarica barile molto in voga nelle redazioni locali).
    Non occorre andare a scomodare i giornalisti che rischiano la vita per sottolineare lo spessore di tanti colleghi che popolano le nostre giornate.

    paolo

    01/06/2005 at 3:48 pm

  2. Hai ragione e sai che con me sfondi una porta aperta (anzi, senza cardini ormai), però non mi riferivo soltanto alla realtà nostra locale, mi riferivo alla maggior parte dei giornalisti italiani trasformati (un po’ per volontà dell’editore, molto per loro volontà) in macchinette per far pagine: molti giornali, come ama dire un mio amico, sono paginifici.
    C’è chi si lamenta di questa nuova situazione ma, anche fra chi si lamenta, ci sono coloro ai quali fa comodo poter avere orari e responsabilità da impiegati di basso livello piuttosto che da giornalisti pagati il doppio o il triplo di quegli impiegati. Per questo qualche volta bisogna vedere da che pulpito vengono certe prediche antiaziendali: spesso condivisibili nei contenuti, diventano indifendibili quando si studiano i personaggi che le pronunciano.

    Carlo Felice

    01/06/2005 at 4:15 pm

  3. Troppo depresso per esprimere un giudizio, finora.
    C’è chi emigra per ottenere quello cui da decenni crede di avere diritto, e si ritrova con gente che da lui vorrebbe anche un polmone, per giunta.
    C’è anche chi, per farsi notare come collaboratore, “pompa” la notiziola da parrocchia che gli capita di avere, e il caposervizio fuori dal mondo, perché trasformato in una sorta di poligrafico, gliela pubblica, pure.
    C’è chi crede che il giornalismo sia essere erede di Montanelli, senza averne alle spalle gavetta e penna, confondendo cronista e opinionista. Allora si fa un blog e dice: sono un giornalista!

    Cips

    01/06/2005 at 5:18 pm

  4. >Allora si fa un blog e dice: sono un giornalista!
    Spero tu non alluda al sottoscritto, se non altro perché non ho mai neppure sognato di avere un decimo delle capacità del grande Indro.

    Carlo Felice

    01/06/2005 at 5:48 pm

  5. Ma nooooo…

    Cips

    02/06/2005 at 7:33 pm

  6. pfiùuuu… Significa: sospiro di sollievo, non ho perso un amico 🙂

    Carlo Felice

    03/06/2005 at 2:03 am


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