Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Editori di sinistra e la Gazzetta del quartiere

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Oggi e domani i giornalisti del Mattino di Padova, della Tribuna di Treviso e della Nuova Venezia sono in sciopero, anche se i lettori (per dimenticanza o meno non lo so) non hanno trovato sulla prima pagina, come avviene abitualmente, l’avviso che domani e dopodomani i tre giornali non saranno in edicola. Le ragioni dello sciopero si diramano da un tronco unico: la decisione di non nominare, come è avvenuto fino ad oggi per 25-30 anni, un solo direttore per le tre testate (l’ultimo, Fabio Barbieri, è morto il primo giugno scorso). La prima violazione è formale e riguarda i tempi di comunicazione delle nomine al comitato di redazione (le 48 ore previste dal contratto), altri sono più sostanziali e li potete trovare riassunti nel comunicato pubblicato sul sito della Fnsi. Aggiungo che, mentre i giornalisti dei quotidiani cartacei sono in sciopero, i rispettivi siti internet continuano a essere aggiornati.

Questa è la notizia, ma dietro la notizia, come avviene spesso, c’è qualcos’altro. Nominare tre direttori (Omar Monestier a Padova, Alessandro Moser a Treviso e Paolo Possamai a Venezia), e nominarli in questo modo, vuol dire più di una cosa. Escludo, fino a prova contraria, che non sia stato trovato un degno successore di Barbieri: nel gruppo L’Espresso Repubblica ci sono ottime firme in attesa di una collocazione (Giulio Anselmi e Mino Fuccillo, tanto per fare un paio di esempi) e ci sono ottimi direttori cresciuti alla scuola dei giornali locali del gruppo. La scelta della tripartizione non è quindi dovuta a cause di forza maggiore, è la decisione di riportare anche i quotidiani veneti alla pari degli altri di casa Espresso – Repubblica, dove ogni giornale ha un direttore (solo che in questo caso nessuno ha ancora spiegato come sarebbe cambiata la struttura attuale, basata su alcune pagine comuni – interni, politica, esteri, economia – e altre dedicate alle cronache provinciali). Siamo alla localizzazione dell’informazione, alla localizzazione estrema, che come ultimo risultato potrà avere la creazione di Gazzette ancor più limitate nello spazio: invece di una provincia, come avviene ora, potranno raccontare le notizie di un comprensorio, di un collegio elettorale o, addirittura, soltanto di una città. Non è un’ipotesi fantascientifica o fantaeditoriale, è il trend anche dei giornali nazionali: non è un caso che Corriere della Sera e Repubblica abbiano aperto sedi in alcune delle principali città italiane, dove cercano di fare una cronaca locale spesso dettagliata come quella dei concorrenti sulla piazza.

Così atterriamo su un altro territorio scoperto da questa e da altre recenti operazioni editoriali: la differenza fra editori di destra ed editori di sinistra. Bisogna smetterla di far confusione, perché esiste soltanto la differenza fra editori che pubblicano giornali di destra ed editori che pubblicano giornali di sinistra. La questione non è di poco conto, almeno quando si parla di rapporti interni alla redazione. C’è chi, in questi anni, ha pensato che un editore di un giornale di sinistra si comportasse come un editore di sinistra. Quando ha visto che non era vero, quando ha visto che trattava sindacati e dipendenti esattamente come l’editore di un giornale di destra, allora ha capito. Ma non tutti: conosco chi è ancora orgoglioso di avere un editore di sinistra. Non faccio più nulla, ormai, per persuadere costoro del contrario: le illusioni e i sogni non costano niente e qualche volta fanno vivere meglio della verità. C’è comunque anche un’altra ragione per cui dovrebbe essere chiaro che l’editore di giornali di sinistra, l’editore dei quotidiani locali del gruppo Espresso, per esempio, non è un editore di sinistra: se lo fosse, chiederebbe ai suoi giornali di guardare la realtà locale in chiave sempre più ampia (quantomeno italiana o europea), non lascerebbe che lavorassero come piccoli isolotti indipendenti.

I giornali del gruppo Espresso – Repubblica, insomma, non hanno un editore di sinistra, hanno un editore e basta. Sono i giornali ad avere una linea politica di sinistra, ma questo attiene più la diffusione e la concorrenza editoriale che una convinzione ideologica dell’editore. E lo stesso, ovviamente, può accadere con giornali schierati al centro o a destra (esclusi quelli di partito). Si badi bene: non c’è nulla di male, in un’economia basata sul capitalismo, ad avere editori che, sostenendo linee politiche diverse, cercano di realizzare profitti. Temperare questa aspirazione, se dovesse portare i mass-media a travalicare i limiti della deontologia, dovrebbe essere compito dei giornalisti e dei direttori in particolare. Accade sempre più raramente.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

09/06/2005 a 7:36 pm

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5 Risposte

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  1. Non condivido questo tuo pessimismo verso la localizzazione dell’informazione. Secondo me va incontro a quello che vuole la gente che, in linea di massima, legge poco e quando lo fa preferisce essere informata su quello che capita nel luogo dove abita. La formula dei giornali locali ha dato buoni frutti, dalla Tribuna, al Mattino, per non parlare delle edizioni provinciali del Gazzettino. La Finegil intende inoltrarsi ancora di più in questa direzione, potrebbe averci visto giusto. Del resto, già adesso capita spesso e volentieri che un lettore si soffermi solo sulle pagine della sua città o del suo comprensorio e tralasci il resto del giornale. Forse noi giornalisti dovremmo entrare nell’ordine di idee che le notizie che interessano veramente sono quelle più semplici, quelle che spesso vengono definite “di servizio” quasi in senso dispregiativo. Questa è la realtà dei giornali locali e sono proprio curioso di vedere come cambieranno le cose con i “tre direttori”.
    In Tribuna, dopo l’assemblea di oggi, c’è già chi si è fatto un’idea: non cambierà praticamente nulla. Staremo a vedere.

    paolo

    10/06/2005 at 12:01 am

  2. Dove hai letto pessimismo? La mia era soltanto una breve analisi per capire dove abbiano deciso di andare molti giornali italiani. Non c’era alcun giudizio su ciò.
    Per quanto riguarda il fatto più specifico dei tre giornali locali veneti, qualcosa dovrà sicuramente cambiare all’interno, nella struttura delle redazioni. Si tratterà soltanto di vedere se sarà un cambiamento soft o meno.
    Credo tuttavia, rileggendomi, che una parte importante del mio discorso fosse quello relativo alla separazione “fra editore ed editato”, come mi ha scritto via mail un amico di penna: Mattino di Padova, Tribuna di Treviso e Nuova di Venezia e di Mestre saranno anche (quasi sempre) giornali di sinistra, tuttavia il comportamento nel loro editore, nella nomina dei direttori, è stato quello di un editore ben poco sensibile (non di un editore di destra, ché di destra significa altra cosa).

    Carlo Felice

    10/06/2005 at 1:28 am

  3. Vabbè, non sei pessimista. Allora ti chiedo cosa pensi della localizzazione dell’informazione.
    Rimango ancora scettico sul fatto che l’avvento di tre direttori possa cambiare la struttura dei tre giornali. A quanto sembra le pagine “nazionali” e “regionali” rimarranno a Padova e continueranno ad essere in comune (così come l’amministratore delegato). Alla fine, questa è la sensazione dopo l’assemblea di ieri, il direttore del Mattino sarà un po’ più direttore degli altri due. Comunque è ancora tutto da vedere e questa incertezza provoca giusto malessere nel corpo redazionale. (A proposito, l’avviso ai lettori non è stato dato semplicemente perchè mercoledì sera non era stato proclamato nessuno sciopero ma solo convocata l’assemblea per il giorno dopo. Poi in quella sede sono stati decisi i due giorni di astensione dal lavoro).
    Il discorso relativo agli editori di destra o di sinistra, francamente, non mi interessa molto. So che è molto dibattutto, ma non lo ritengo così importante. La mia idea è molto terra-terra: un editore bada per prima cosa al numero di copie vendute, stop. E questo a prescindere dalla linea politica del suo direttore. In tal senso gli esempi non mancano, a partire da Caracciolo.

    paolo

    10/06/2005 at 10:42 am

  4. >l’avviso ai lettori non è stato dato semplicemente perchè mercoledì sera non era stato proclamato nessuno sciopero ma solo convocata l’assemblea per il giorno dopo. Poi in quella sede sono stati decisi i due giorni di astensione dal lavoro
    Solo per la precisione e senza acrimonia cito dal comunicato del Comitato di redazione di mercoledì 8 giugno: “respinge l’ipotesi illustrata e proclama due giorni di sciopero a partire da domani giovedì 9 giugno”. E la conferma viene anche dal documento approvato dall’assemblea il giorno dopo: “L’assemblea ha confermato i due giorni di sciopero (neretto mio, ndr) proclamati per la palese violazione del contratto di lavoro”.
    >Il discorso relativo agli editori di destra o di sinistra, francamente, non mi interessa molto.
    Vedo che, comunque, poi confermi la mia idea: l’editore non ha solitamente una linea politica, ha la linea delle “copie vendute”. Quindi sei d’accordo sul fatto che non esista un editore di destra e uno di sinistra ma soltanto un editore che sceglie di dare al suo giornale una linea politica (e quindi un direttore) di destra o di sinistra. È la differenza fra editori ed editati di cui parlavo Come vedi, siamo stranamente d’accordo 🙂

    Carlo Felice

    10/06/2005 at 1:49 pm

  5. Comincio a preoccuparmi…

    paolo

    10/06/2005 at 3:09 pm


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