Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

La mutazione dei giornalisti

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Una volta i giornali avevano bisogno molto meno degli uffici stampa. Ora i comunicati stampa, per i giornali locali ma anche per quelli di dimensioni maggiori, sono diventati quasi essenziali. Il fatto è che, a parte pochi esempi da conservare in una teca, i giornalisti non esistono più. Ho esagerato: diciamo che i giornalisti si stanno rarefacendo, sostituiti da abili professionisti del desk e delle pubbliche relazioni (che anche una volta erano importanti, ma non essenziali come adesso). Una volta un giornalista conosciuto era Indro Montanelli, ma lo era per gli articoli che scriveva, adesso è quello che intasa il maggior numero possibile di canali televisivi.

Ho messo insieme due argomenti: quello della visibilità (a cui non corrisponde quasi mai un’equivalente bravura) e quello del cambio di pelle di coloro che si chiamano giornalisti. Il primo mi sembra evidente, tanto evidente da non aver bisogno di molte spiegazioni. Il secondo, invece, segna le tappe della decadenza del mestiere (lodevoli esempi a parte, anche in piccoli giornali). E qui non c’entrano giornali di destra, di sinistra o di centro, c’entra soltanto un modo di intendere il giornalismo. Mi spiego: se arriva in redazione un comunicato stampa in cui l’Istat afferma che i prezzi sono aumentati, il quotidiano di destra titolerà sulla rovina a cui ci ha portato l’ultimo governo di centrosinistra, quello di sinistra sull’incapacità di Silvio Berlusconi e dei suoi ministri. Ormai non c’è quasi più nessuno che va a fare le due azioni che un tempo erano considerate essenziali: verificare se i dati dell’Istat sono veri (per fare questo adesso si chiama, per comodità, il solito istituto concorrente dell’Istat) e andare a vedere perché è accaduto ciò che viene descritto dall’Istat (al massimo si chiede un commento a qualche esperto).

All’innata pigrizia di molti giornalisti, contenti del loro posto sicuro, che talvolta fanno poco per ottenere qualche soddisfazione professionale, si somma la linea presa da molti editori, che hanno la tendenza a cercare di fare le nozze con i fichi secchi. Se nella redazione in cui lavoro 20 anni fa si facevano 3 o 4 pagine con 10 giornalisti professionisti e ora se ne fanno 15 (o più) con 15 giornalisti, anche facilitati dalle moderne tecnologie, questo può significare due cose:
1. i giornalisti di una volta erano un po’ troppo scansafatiche;
2. quelli di adesso sono stakanovisti.

In realtà c’è un po’ di una verità e un po’ dell’altra. Che i giornalisti di una volta potessero produrre un po’ di più senza nulla togliere alla qualità del loro lavoro, questo è certo; quelli di adesso non sono stakanovisti, è che lavorano – generalizzo, ovviamente – in modo diverso. Perché? Perché la maggior parte degli editori (e molti direttori, traduttori delle loro direttive) hanno deciso di puntare molto sulla quantità, sul numero di pagine prodotte, senza adeguare gli organici. I giornalisti hanno così avuto una mutazione: una volta potevano permettersi di andare a parlare con Tizio, Caio e Sempronio, potevano cercare in archivi o banche dati, potevano ragionare insieme ai colleghi. Alla fine producevano le loro 60, 70, 100 righe. Ora, per fortuna, alcuni di quei giornalisti sono rimasti in vita; molti altri, invece, si dedicano a un’altra occupazione: prendono uno dei centinaia di comunicati stampa che ogni giorno arrivano via e-mail o via fax, cambiano l’inizio, cambiano qualche parola e lo mettono in pagina. Risulta evidente a chiunque che, se per scrivere la prima notizia ci si impiegava qualche ora, per scrivere quest’ultima bastano pochi minuti. Con una differenza: prima era il giornalista a garantire sulla verità della notizia, ora è l’ufficio stampa. Una volta il giornalista poteva cercare di descrivere e spiegare il mondo, ora ha rinunciato – o è stato quasi costretto a rinunciare – a questo compito.

Se qualcuno vi dice che sto esagerando, non credetegli. Non sto esagerando molto: il mestiere del giornalista è davvero cambiato. In peggio.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

25/06/2005 a 2:57 pm

Pubblicato su Uncategorized

3 Risposte

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  1. Ok, d’accordo su tutto. O quasi. Perché poi la differenza tra chi semplicemente “passa” un comunicato o un lancio d’agenzia e chi cerca di metterci della sua curiosità nel pezzo si nota. Subito. Sarà forse perché lo fanno oramai in pochi? Può darsi. Ma oramai i pochi lettori che rimangono cominciano ad essere sempre più esigenti.

    Antonio

    28/06/2005 at 10:42 am

  2. Giornalismo e affini

    Metto insieme un po’ di spunti interessanti raccolti in Rete.

    mappamondo

    28/06/2005 at 11:33 am

  3. uhm, sono alle prime armi per un settimanale locale: e sono felice di questi primi mesi perché il mio redattore è esigente

    etty

    10/07/2005 at 5:17 pm


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