Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Aggiornamento professionale

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Poynter, un sito americano dedicato al giornalismo che ha sede in Florida, pubblicizza nella sua home page un seminario dedicato al modo di trattare le questioni della razza in modo forte, preciso, rilevante per lettori e spettatori e senza derogare dai principi dell’etica giornalistica. Si terrà in settembre ed è il quarantaduesimo seminario organizzato quest’anno da Poynter. Chiedo scusa ai colleghi italiani che si tengono costantemente aggiornati e a coloro che sono comunque interessati a progredire nella conoscenza della teoria e della pratica giornalistica, a coloro a cui lo scoop interessa, ma non è l’unico obiettivo della loro vita professionale. Chiedo scusa a costoro ma intorno a me vedo molti più giornalisti che, da quando hanno fatto l’esame per diventare professionisti, non si sono più interessati di fare qualche passo in avanti. C’è chi scrive ora con la stessa mentalità e tecnica di venti o trent’anni fa, non sto esagerando. Il paradosso è che, a volte, si tratta delle stesse persone che firmano articoli in cui si biasima l’avvocato che non conosce la legge approvata dieci giorni prima o l’allenatore di calcio che non applica alla sua squadra le ultime innovazioni della difesa a zona.

Il paradosso è pertanto che i censori dell’aggiornamento professionale altrui sono più di qualche volta coloro che per anni e anni si sono "dimenticati" di aggiornarsi. Sono loro, soprattutto loro, che contribuiscono a creare la cattiva fama intorno ai giornalisti, esponendo tutti a critiche facilissime, tipo: "Come vi permettete voi di scrivere del mio processo se il vostro cronista fa ancora confusione fra giudice istruttore e gip?". Facile rispondere che una condanna è una condanna e che la confusione del giornalista non influisce comunque sulla sostanza della notizia; altrettanto facile replicare che non ci si può improvvisare giornalisti e che il giornalista ignorante perde credibilità (qui ci sarebbe un discorso da fare sulle preferenze di certi lettori, che spesso preferiscono il calciomercato della Gazzetta dello Sport, per quanto inattendibile, a un articolo documentato di qualsiasi altro quotidiano, ma il discorso merita una trattazione a parte).

Per non essere troppo lungo, accennerò soltanto alle tre cause principali dello scarso aggiornamento dei giornalisti (che, per la maggior parte, non sembrano soffrire di questa carenza, anche perché vedono che le scelte di direttori ed editori tengono poco o punto conto di quell’aspetto).

1. La causa principale, ovviamente, sono i giornalisti stessi. Se i giornalisti creassero domanda probabilmente crescerebbe anche l’offerta, sia in numero sia in qualità. Amaramente è necessario costatare che questo non avviene e che fra i primi a essere disinteressati ci sono i direttori.
2. La seconda causa sono gli editori. Anche loro, come i direttori, sembrano ben poco interessati ad avere i loro dipendenti più preparati della concorrenza. Siccome gli editori puri non esistono più – se mai sono esistiti -, si arriva all’assurdo per cui un produttore di scarpe alla moda esige dipendenti all’avanguardia quando produce scarpe, mentre accetta dipendenti meno preparati quando fa l’editore.
3. La terza causa, last but not the least, è l’offerta di questi corsi. Quali istituzioni, dall’Ordine in poi, propongono o pubblicizzano corsi di aggiornamento che non siano riservati agli allievi di questa o quella scuola? In un anno, sarò anche distratto o decentrato rispetto al fulcro dell’attività giornalistica, ma io non arrivo a esaurire le dita di una mano.

Ora possiamo titolare, che so?, "Norme antincendio, molti commercianti fuori regola", ma potrebbe arrivare presto il momento il momento della rivalsa, quello in cui sul bollettino dei commercianti leggeremo: "Giornalisti antiquati, non sanno come si scrive un articolo". E non potremo aprir bocca.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

28/07/2005 a 1:47 am

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