Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

I patti dimenticati e i giornalisti copioni

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Ci sono giornalisti che fanno di tutto per mantenere i patti non scritti con i lettori o con i telespettatori: essere leali con loro e cercare di raccontare i fatti nel modo più chiaro e completo possibile. Purtroppo sono molti di più quelli che dimenticano quei patti, chi qualche volta e chi più spesso. E c’è anche chi li ignora, nel senso che non sa quali responsabilità comporti l’essere giornalisti. Non so a quale categoria appartenga il collega del Gazzettino (il nome non importa) che ieri ha firmato questo articolo (che riporto per esteso alla fine); decidetelo voi. Quello che io so è che i difensori dell’Ordine, se non interverranno neppure in questa occasione, anche soltanto con un buffetto, (non mi risulta l’abbiano fatto quando qualcuno di loro ha letto una mia precedente segnalazione), difficilmente saranno difendibili. A che serve, infatti, avere un Ordine se – per esempio negli Stati Uniti – la deontologia viene difesa in modo più efficace senza questa istituzione?

Naturalmente fino ad ora è naturale che non abbiate capito nulla. Sarò (forse) breve. L’articolo riproduce parola per parola (compresi gli errori di battitura) un lancio dell’Ansa del 23 luglio. Molti altri siti, in queste ultime due settimane, avevano riportato la notizia con le stesse parole (prendete una frase all’inizio e mettetela su Google o su un qualsiasi motore di ricerca); tuttavia, da una mia breve ricerca, tutti (eccetto Spoleto Online) avevano citato la fonte della notizia copiata.

Già mi pare di vedere il sorrisetto beffardo di chi pensa: «Beh, ma quando sei nato? Li leggi mai i giornali? Quante volte hai visto scritto “Ansa” o “AdnKronos” o il nome di una qualsiasi agenzia in calce a un articolo anonimo copiato da un agenzia?». Ringrazio per la stima, tuttavia sono convinto che, se l’Ordine avesse la volontà e i mezzi per perseguire chi sbaglia (e soprattutto chi sbaglia dolosamente), sicuramente i giornali e le televisioni comincerebbero a cambiare rotta. È una cosa che l’Ordine potrebbe fare in qualsiasi momento, visto che nella “Carta dei doveri“, nel capitolo dedicato alle fonti, c’è scritto: “L’obbligo alla citazione della fonte vale anche quando si usino materiali delle agenzie o di altri mezzi d’informazione, a meno che la notizia non venga corretta o ampliata con mezzi propri, o non se ne modifichi il senso e il contenuto”. Siccome la Carta dei doveri fa parte del bagaglio obbligatorio della deontologia giornalistica, è compito dell’Ordine farlo rispettare.

Se la mancata indicazione della dizione “Ansa” costituisce già di per sè un illecito disciplinare (oltre che una frode ai lettori, ai quali viene fatto falsamente credere che la notizia è stata raccolta da cronisti del giornale sul quale la stanno leggendo), l’articolo del Gazzettino di cui parlavo all’inizio va ancora più in là: si inganna doppiamente il lettore, perché quel testo – oltre a non riportare la provenienza dall’agenzia di stampa – è stato firmato da un giornalista che non ha contribuito in alcun modo alla sua stesura e che invece lo spaccia come proprio, mettendo il suo nome là dove non dovrebbe e non potrebbe. Racconta bugie. Possono avere le gambe corte o lunghe, ma sempre bugie sono.

Don Chisciotte ha parlato. Vediamo se, per una volta, sarà ascoltato.

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Ecco l’articolo del Gazzettino a cui mi riferisco.

Martedì, 9 Agosto 2005

BITS & BYTES
Blog? Pallosi. Allora: “mash-up”! Sono veri e propri mix tra siti web di diverso tipo e rappresentano la nuova frontiera della navigazione in Internet. Il termine è stato preso dal gergo dei rapper americani e indica un nuovo brano che nasce dall’unione di due pezzi distinti.

Di fatto, ognuno è ora in grado di costruirsi il proprio portale, in funzione dei bisogni o degli interessi. Non si deve più imbattersi in un lista infinita di siti preferiti da consultare uno alla volta aprendo chiudendo e spostando finestre, ma si può approdare su un unico e ricco sito che consente di mettere insieme tutte la pagine web prescelte. Il concetto ricorda quello del portale multiuso, di cui Yahoo! rappresenta l’esempio migliore e di maggior successo, ma stavolta si tratta di qualcosa di diverso. Chi crea questo nuovo sito non è infatti un programmatore informatico, ma l’utente stesso, l’internauta. «La gente sta iniziando a prendere sempre più controllo della rete. Prendono piccoli pezzi da diverse compagnie e li mettono insieme in modo intelligente», spiega Alan Taylor, un programmatore web per Monster, il famoso sito di ricerca e offerta di lavoro. «Presto si comincerà a vedere il vero potenziale di internet» aggiunge il suo collega Aron Boodman, un programmatore di Google, che «inizialmente era stata progettata proprio per essere mixata».

Un esempio da vedere è il sito Housingmap. Lo ha creato nell’aprile del 2005 Paul Rademacher, un ingegnere di grafica 3D. Stava cercando casa e come molti negli Stati Uniti, specie nelle grandi città, ha aperto la pagina di Craigslist, il sito di annunci privati più utilizzato d’America. Il problema era che spesso, pur vedendo prezzi e indirizzi negli annunci, Paul non riusciva a posizionarli su una mappa e confrontarne le caratteristiche in modo immediato. Doveva invece fare appello a Google maps, le cartine interattive del famoso motore di ricerca. Ed ecco l’idea: mixare le mappe di Google e gli annunci di Craisgslist e vedere tutti insieme, disegnati su una mappa, i vari annunci filtrati per prezzo o per tipo di affitto. Il sito di Rademacher, nato nell’aprile del 2005, ha già ricevuto più di mezzo milione di visite.

Non è l’unico esempio: mettendo insieme il servizio di informazioni sul traffico in tempo reale fornito da Yahoo! e le mappe di EarthGoogle qualcuno ha inventato un sito su cui visualizzare mappe di ogni città americana in cui compaiono aggiornati in tempo reale tutti cantieri, le strade interrotte e le deviazioni.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

10/08/2005 a 3:48 am

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5 Risposte

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  1. La questione sulla citazione o meno dell’agenzia è controversa, e pare che valga per l’Ansa nei confronti dei giornali e non viceversa. La scusa accampata dai giornali è il fatto che essi pagano l’Ansa (e le altre agenzie) per avere il suo servizio, e non viceversa, per cui se l’agenzia riprende una notizia di un quotidiano deve citare la fonte, e l’obbligo inverso non sussisterebbe. Ragionamento che non fa una grinza ma non rende giustizia al lavoro prezioso e oscuro delle agenzie, soprattutto in caso di articoli belli e pronti (e ben fatti) da mettere in pagina.
    Però, tra i quotidiani italiani, almeno la Stampa (almeno fino alla direzione Scardocchia) seguiva la “regola aurea”: quella di mettere tra parentesi al fondo del pezzo la fonte d’agenzia, e se era una “collazione”, la o le fonti e il redattore che le aveva rimpastate (es: [Ansa-Reuters-C.P.]). Usanza che si è persa anche a Torino, purtroppo.
    Va da sé che sarebbe corretto almeno non firmare i lanci “copiati e incollati”; certi giornali (Gazzettino compreso) mettono l’ambigua dicitura “nostro servizio”. Non è una cosa carina nemmeno questa.

    Cips

    10/08/2005 at 10:39 am

  2. Le leggi sono fatte per essere interpretate, altrimenti non esisterebbero gli avvocati, però il significato della frase della Carta dei doveri del giornalista (di tutti, non solo di quelli che lavorano nelle agenzie) mi sembra difficile da equivocare (“L’obbligo alla citazione della fonte vale anche quando si usino materiali delle agenzie o di altri mezzi d’informazione, a meno che la notizia non venga corretta o ampliata con mezzi propri, o non se ne modifichi il senso e il contenuto”).
    Tutto questo riguarda il giornalista e prescinde da accordi fra Ansa (e le altre agenzie) con giornali e televisioni. Nel senso che l’Ansa può anche passar sopra, come azienda, al fatto di non essere citata, facendo prevalere motivi economici (“I giornali mi pagano e mi consentono di vivere”), ma il giornalista – almeno teoricamente – sarebbe vincolato al rispetto delle norme deontologiche.
    Capisco che sia un po’ un discorso da mondo ideale, da mondo dei sogni, ma ogni tanto è necessario dire anche che 2+2 fa 4. Che poi la maggioranza (o chi ha il potere) dica, per ragioni più o meno nobili, che fa 5, è un’altra questione.
    Stammi bene, ciao. 🙂

    Carlo Felice

    10/08/2005 at 12:26 pm

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    11/08/2005 at 2:14 am

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    "blogfriends"

    02/04/2006 at 11:09 am


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