Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Consumatori, lettori e merce avariata

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Una persona va al supermercato e compra una scatoletta di tonno che poi non gli piace; è normale e quasi inevitabile che la volta successiva, se proprio ha voglia di comprare ancora del tonno, scelga quello di un’altra marca. Quando quel consumatore diventa lettore capita un fenomeno strano: capita che su Repubblica.it (non so se anche sul giornale) ci si inventi il reato di tentata strage il martedì e il mercoledì, sulla stessa testata cartacea, lo spettacolo di Dario Fo a Edimburgo venga titolato: “Fo incanta gli inglesi”. Quello stesso consumatore magari ci ride sopra, ma il giorno dopo, quando torna su internet va ancora su Repubblica.it e quando va in edicola chiede ancora Repubblica, anche se esempi come questi sono (quasi) all’ordine del giorno.

Ho preso il caso di Repubblica non perché fosse il più significativo, ma perché è stato per me il più recente e il primo a venirmi in mente. Va da sé che avrei potuto prenderne altri, molti altri, da giornali o televisioni diversi. Mi sono chiesto spesso perché il consumatore normale, sempre più critico e insofferente verso i difetti delle merci quando si tratta di mele o di lavatrici o di camicie, diventi improvvisamente tollerante quando si tratta di giornali. Ai giornalisti vengono perdonati errori che non sono tollerati quando si parla di produttori di pomodori, con la differenza che i produttori di pomodori non devono avere il diploma di scuola media superiore e non devono superare un esame di Stato per fare quel lavoro. Eppure l’errore – anche ripetuto – sul giornale è sopportato, non spinge a cambiare il prodotto.

Mi sono chiesto spesso perché questo avvenga e forse alcuni studiosi hanno una risposta pronta. Io non ce l’ho, io ho soltanto un’ipotesi che considero più valida di altre: il lettore spesso cerca sul giornale due cose: articoli nei quali si parli di ciò che accade vicino a lui e articoli che confermino ciò che già pensa. Questo secondo elemento lo induce a comprare giornali politicamente schierati anche se scrivono baggianate, alle quali a volte si finisce poi per credere: quanti lettori di centrodestra sono sinceramente persuasi che Romano Prodi sia un comunista? Se pensate che siano pochi, uscite e andate qualche volta nei bar e nelle osterie, là dove si radunano coloro che, ogni tanto, si trasformano da cittadini in elettori. Il primo elemento è tricky, come direbbero gli anglofoni, ossia ingannevole: per molti lettori non è importante trovare notizie il più precise possibili su ciò che avviene nella loro zona, ma più notizie possibili, e sono disposti a perdonare il giornale se qualcuna non è proprio precisa. La quantità è spesso preferita alla qualità e il cliente, quando diventa lettore, accetta anche la merce un po’ avariata.

Così, anche per colpa dei lettori, gli editori sono convinti che basti produrre sempre di più per far crescere la richiesta di giornali (il fallimento di questa politica è sotto gli occhi di chiunque sappia leggere i numeri) e alcuni giornalisti, anche in posizioni di potere, trovano un alibi alla loro arretratezza professionale. Scrivere bene e scrivere fatti precisi e attendibili qualche volta è secondario, l’importante è scrivere qualcosa che attragga la lettura e basta.

Alcuni tifosi di calcio non potranno seguire la loro squadra perché diffidati? Non fa notizia, ce ne sono talmente tanti… Scrivete che per la prima volta viene applicata la normativa antirazzismo, anche se non è vero, e la notizia acquisterà immediatamente valore perché ci saranno più ultras che compreranno il giornale. Non sto inventando, è realmente accaduto.
Sentite in paese di campagna la voce che tanti, tanti anni fa è scomparsa una persona che veniva da Venezia e che c’è chi dice che sia stata uccisa? Non riuscite a trovare nessuna conferma, neppure a sapere come si chiamava quella persona né, tantomeno, a sapere dove sarebbe stato nascosto il corpo? Decidete di non scrivere nulla perché non avete elementi su cui basare un racconto che non sia di mera fantasia? Fate male, perché ci sarà sempre chi scriverà puntate e puntate sull’omicidio senza cadavere (se l’omicidio ci sia stato o no è assolutamente secondario), che faranno vendere copie del giornale in quel paese di campagna e nelle vicinanze. Non sto inventando, è realmente accaduto.

Accade nei giornali grandi e nei giornali piccoli, nelle tv nazionali e in quelle locali. Per fortuna ci sono anche giornalisti seri, così come ci sono lettori seri. Ma non sono abbastanza e spesso non hanno abbastanza forza per mettere gli altri in un angolo.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

19/08/2005 a 3:40 am

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