Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Libertà di informazione, libertà di invenzione

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Agli editori o ai produttori interessa vendere e questo è normale. Vendere un giornale o un programma tv che sia il più attraente possibile per il pubblico. Vendere una merce come un’altra. La speranza che ci sia chi guarda prima di tutto alla credibilità sta diventando sempre più un’illusione.
Se agli editori e ai produttori interessa poco, dovrebbe interessare un po’ di più ai giornalisti. E invece non è vero neppure questo: la notizia appetitosa viene venduta al direttore (sempre più manager e sempre meno giornalista) anche se priva delle necessarie verifiche. Talvolta c’è un ragionamento perverso dietro tutto questo: «Intanto “spariamo” la notizia, casomai domani ci correggiamo, così vendiamo due volte». Come scrive Massimo Mantellini a proposito della recente scoperta della vera identità di “Piano man”: “Della verità non gliene frega più nulla a nessuno. Specie quando questa non è abbastanza divertente”. Sull’argomento vi segnalo anche questa riflessione sul sito della Bbc.
E quelli che comprano i giornali o guardano la tv? Ho già scritto pochi giorni fa che anche loro, solitamente critici quando vestono i panni dei consumatori, diventano molto tolleranti quando si trasformano in lettori, ascoltatori o telespettatori.

Che i giornali ormai inseguano il verosimile e l’appetibile prima del vero lo dimostra, un caso fra i mille possibili, il Corriere del Veneto di oggi. Alla ricerca, giustamente, di dare una buona informazione di servizio ai propri lettori in un periodo nel quale il costo del petrolio è aumentato in maniera vertiginosa, il giornale (seguendo un forum pubblicato sul sito online del papà, il Corriere della Sera) pubblica l’elenco dei distributori della provincia di Treviso nei quali il carburante costa meno. Lo fa consultando il sito “Prezzi benzina“. Il giornalista restringe a poco a poco la propria ricerca fino a che arriva alla tabella che mostra i distributori più convenienti di Treviso e provincia. È fatta, l’elenco viene pubblicato. Ma, come ho dimostrato su un altro mio blog, in quel sito i cinque distributori più convenienti e i cinque più cari sono esattamente gli stessi, anche se disposti in un ordine un po’ diverso. Non occorrevano ricerche approfondite, sarebbe bastato scorrere lungo la stessa pagina per scoprirlo. La verifica delle informazioni in questo caso sarebbe stata semplicissima, sarebbe durata pochi secondi, ma la verifica avrebbe fatto anche sparire l’interesse per quel sito, intorno al quale è stato costruito poi tutto il servizio.
Adesso, invece, partendo da un’informazione sbagliata sarà possibile andare avanti per giorni con titoli sui lettori che segnalano prezzi ancora più bassi rispetto a quelli del sito preso a modello.

Dobbiamo arrenderci, pensare che questo è ciò che vuole il mercato e che è inutile combattere contro i mulini a vento? Dobbiamo pensare che sono degli illusi i giornali anglosassoni che ancora pubblicano una rubrica “corrections” mentre noi cerchiamo di nascondere il più possibile gli errori? Forse è così, forse è inevitabile andare verso quel tipo di informazione, forse l’informazione che cerca di verificare e approfondire le notizie prima di pubblicarle è destinata a sopravvivere, ma a sopravvivere in una nicchia sempre più nascosta, sovrastata dall’informazione-spettacolo. Probabilmente è così e probabilmente, per paradosso, questo accadrà in Italia – che ha leggi deontologiche che impongono ai giornalisti iscritti all’Ordine di essere scrupolosi – prima ancora che in Inghilterra o negli Stati Uniti – che non hanno l’Ordine e non hanno le stesse norme vincolanti per tutti. Se questo è il nostro destino, fate almeno in modo che quelle regole deontologiche che ci impongono la lealtà verso i lettori siano cancellate il più presto possibile. Così almeno l’ipocrisia diventerà verità e la libertà di informazione (lo so, sono un tantino apocalittico e sto un po’ esagerando) diventerà libertà di invenzione.

Con tutto il rispetto, ovviamente, per i giornalisti seri. Che ancora esistono, dentro e fuori l’Ordine.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

23/08/2005 a 1:41 pm

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