Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Blogger e giornalisti, due parole e un equivoco

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Negli Stati Uniti è aperto un dibattito sulla possibilità di includere i blogger nella “legge scudo” per le fonti di informazioni dei giornalisti, il “Free Flow of Information Act” del 2005, che è ancora alla prima stesura. Un progetto che non piace ad alcuni giornalisti perché, definendo chi è un giornalista, potrebbe portare a un’autorizzazione a fare il giornalista che è impensabile laggiù (visto anche quello che dice il Primo emendamento della Costituzione americana: “Congress shall make no law respecting an establishment of religion, or prohibiting the free exercise thereof; or abridging the freedom of speech, or of the press; or the right of the people peaceably to assemble, and to petition the Government for a redress of grievances”, grassetto mio). Ho letto ciò che sostiene uno di coloro che ha proposto la legge, il senatore indipendente repubblicano Richard Lugar: i blogger non saranno probabilmente considerati giornalisti. Credo sia giunto il tempo di far chiarezza su un equivoco terminologico.

Per far questo metterò da parte ogni ulteriore discussione sul Free Flow of Information Act, non prima però di aver condiviso con voi una perplessità, che diventerà importante nel prossimo paragrafo. Editor & Publisher scrive che, nella prima stesura, la legge definisce tutti coloro che vengono protetti dallo scudo e dice che si tratta di “any entity that disseminates information by print, broadcast, cable, satellite, mechanical, photographic, electronic, or other means and that publishes a newspaper, book, magazine, or other periodical in print or electronic form; operates a radio or television station (or network of such stations), cable system, or satellite carrier, or channel or programming service for any such station, network, system, or carrier; or operates a news agency or wire service.” Mi pare che più di un blogger divulghi informazioni (“disseminates information”) e che “electronic, or other means” definisca il mezzo usato dai blogger. Si tratta di vedere se è rispettata l’ultima condizione, che il blogger pubblichi periodici in forma elettronica” (“publishes (…) periodical in (…) electronic form”). Non credo che vi siano dubbi sul fatto che ciò avvenga in molti blog americani (ma anche italiani). Non capisco quindi come si possa dire che da quella stesura sono esclusi i blogger.

Ma il fulcro del mio discorso era un altro: bisogna arrivare a evitare che possano continuare equivoci e anche stupide rivalità fra giornalisti e blogger. Rivalità ancora più stupide se si pensa che, in molti casi, le due definizioni riguardano una stessa persona. Blogger è diventata una parola troppo vasta e riguarda lo strumento tecnico usato: blogger è chi scrive su un blog, a prescindere dal fatto che scriva un diario personale o dia notizie in esclusiva che poi vengono riprese dai mezzi di informazione di mezzo mondo (o del mondo intero). È come chiamare automobilista chi sale per la prima volta su un’auto con il foglio rosa, chi ha vent’anni di guida alle spalle, Michael Schumacher e Kimi Raikkonen: tutti sono automobilisti, perché tutti guidano un’auto, ma è chiaro che, parlando di Schumacher e Raikkonen, sarà più facile che noi diciamo “piloti di Formula 1”. L’esempio è sbagliato per quanto riguarda le gerarchie (non è detto che un blogger-giornalista sia necessariamente più bravo di un blogger-scrittore di diari) ma è calzante per quanto riguarda il rapporto fra la persona e lo strumento. I giornalisti che scrivono su un blog continueranno a essere blogger così come Schumacher e Raikkonen continuano a essere automobilisti, ma allo stesso tempo è bene cominciare a definirli giornalisti, prima che blogger. Giornalisti senza aggettivi, visto che nessuno, parlando di Enrico Mentana o di Gian Antonio Stella dice che il primo è giornalista televisivo e che l’altro è giornalista della carta stampata. Per tutti sono giornalisti e basta; perché allora non lo può essere anche chi fa lo stesso lavoro ma, al posto della televisione o di un giornale, usa un blog?

È chiaro che un confine definito del significato di “giornalista” non sarà mai trovato, ma la bozza del Free Flow of Information Act mi sembra un buon punto di partenza. Sarà sbagliata perché espone i giornalisti alla possibilità che sia chiesta loro una qualche forma di autorizzazione, anche labile, ma serve comunque per mettere un limite all’interno dello sterminato mondo dei blogger. D’altra parte queste separazioni esistono già nella carta stampata, almeno in Italia: qualcuno di voi si sognerebbe di chiamare giornalisti gli autori degli indimenticabili fumetti di Tex Willer? Eppure per anni e anni hanno prodotto una rivista – che in Italia ha bisogno di una registrazione in Tribunale – che andava periodicamente in edicola come l’Espresso o Panorama. Però, se andiamo a leggere la definizione di Lugar, gli autori di Tex non divulgavano informazioni (a meno che non vogliamo ampliare a dismisura il concetto di “informazioni”) e pertanto non erano giornalisti.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

13/10/2005 a 5:58 pm

Pubblicato su Uncategorized

2 Risposte

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  1. Doc Searls nel suo keynote a Les Blogs 1.0 lo scorso aprile sosteneva che tutti i blogger devono dirsi giornalisti perché altrimenti negli USA ricadrebbero sotto leggi diverse, quelle sull’intrattenimento, che di fatto consentono una censura piuttosto stretta già ampiamente in corso su molta televisione americana.

    Paolo Valdemarin

    14/10/2005 at 10:08 am

  2. Ora la legge americana vuole stabilire chi è un giornalista (quella italiana lo fa già dicendo che lo è chi è iscritto all’Ordine, pubblicista o professionista che sia), cosa quasi inaudita per gli Stati Uniti, dove il primo emendamento è più forte del nostro articolo 21 della Costituzione ed è considerato sicuramente più “sacro”.
    La questione terminologica, dopo quello che hai scritto tu, diventa sempre più una questione di sostanza. Tuttavia credo che considerare giornalista ogni blogger (si torna alla questione del mezzo usato, che unifica tutti) sia eccessivo, così come sarebbe eccessivo escludere dalle tutele sulla segretezza della fonte – che so? – Gillmor e Rosen quando scrivono sul loro blog.
    E non parlo della questione del citizen journalist…

    Carlo Felice

    14/10/2005 at 10:19 am


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