Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Le fabbriche dei precari

with 2 comments

L’idea di questo post mi è venuta leggendo un commento a un post che avevo scritto su un altro blog e in cui si parlava del rifiuto del Senato americano di aumentare il salario minimo. Scrive il commentatore: “Mai provato a lavorare delle redazioni locali di radio e tv?”. Lui c’ha provato, evidentemente, e sa che sono molti, moltissimi i casi nei quali piccole emittenti locali (ma anche qualche giornale) sfruttano il lavoro di giornalisti alle prime armi pagandoli una miseria. Non importa se fra quei giornalisti alle prime armi molti sono più adatti a fare un altro lavoro: non è quella la giustificazione degli editori (e non potrebbe comunque esserlo), perché vengono pagati peanuts anche coloro che ci sanno fare.

La televisione, la radio e anche molti giornali – spesso molto critici con i provvedimenti del Governo Berlusconi attuale sul mercato del lavoro, che garantisce ben poco futuro ai giovani – sono paradossalmente grandi fabbriche di precari. Parlano dei mali del precariato e sfruttano quello stesso precariato che creano.

L’Inpgi, l’istituto previdenziale dei giornalisti, ogni tanto ci prova a mettere una pezza. Qui nel Veneto gli ispettori sono venuti un paio di anni fa (se non ricordo male) al Gazzettino e pochi giorni fa al Corriere del Veneto, costola regionale del Corriere della Sera. Al Gazzettino arrivò una multa salatissima e non sarà probabilmente di cento euro neppure quella al Corriere. Accadrà che i giornalisti formalmente non dipendenti dall’azienda, ma dei quali sarà accertato lo stato di subordinazione, riceveranno indietro dall’Inpgi i contributi previdenziali versati autonomamente, che saranno chiesti all’editore. Accadrà forse – ma un’azienda intelligente farebbe il contrario – che qualcuno dei cosiddetti collaboratori che hanno parlato con gli ispettori dell’Inpgi saranno allontanati o sarà ridotta la quantità delle loro collaborazioni. Tutte cose già viste altrove, purtroppo, sintomo della miopia di molti editori.

Difficilmente però l’Inpgi riuscità a fermare le fabbriche dei precari (anche perché una parte della responsabilità – ma il discorso ci porterebbe molto lontano – è da attribuire a un accesso alla professione che prima o poi, speriamo prima, dovrà essere completamente rivisto). I giornali, le televisioni e le radio, che – a seconda del colore politico – criticano l’attuale mercato del lavoro o lo elogiano, continueranno a vivere grazie a dipendenti o collaboratori sottopagati. Un fenomeno che meriterebbe due colonne o anche una pagina di inchiesta, se accadesse in un’azienda non editoriale.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

20/10/2005 a 7:55 pm

Pubblicato su Uncategorized

2 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. Ti ricordo anche le responsabilità dell’Ordine dei Giornalisti che, in quanto tale, dovrebbe essere il primo a tentare di porre rimedio a queste situazioni paradossali.
    Ti ricordo il famoso tariffario dell’Ordine che stabilisce quanto deve essere pagato un servizio ad un collaboratore (ovviamente regolarmente iscritto all’albo). Si parla di decine e decine di euro, se non di centinaia, per articoli da una, due o più cartelle, interviste televisivi, servizi radiofoninici, comunicati stampa a via di questo passo. Cifre talmente alte che, se applicate, farebbero la gioia di qualsiasi collaboratore. Ma che non vengono nemmeno tenute in considerazione da editori e direttori che stabiliscono il costo di un pezzo a loro totale discrezione. E l’Ordine non fa niente! Dice che quelle tariffe sono solo “indicative”, facendo chiaramente capire che possono essere tranquillamente ignorate.
    Ma allora, dico io, perchè fate un tariffario? Per farvi ridere dietro?
    C’è qualcuno che obietta: “però un collaboratore (o free-lance che fa più figo) dovrebbe pretendere di essere pagato secondo quanto previsto, dovrebbe farsi sentire e rispettare”. In genere chi fa questi discorsi ha il sedere piantato su una comoda sedia di redazione da almeno una ventina d’anni, no ha la minima idea di quello che capita fuori, percepisce un lauto e non sempre meritato stipendio, trascorre il suo tempo dietro una scrivania leggendo agenzie, facendo copia-incolla, scervellandosi per un titolo buono al giorno e passando i pezzi di quei collaboratori che il suo giornale paga una pippa ma che dovrebbero farsi sentire. E che se provano ad alzare la voce vengono messi da parte dalla sera alla mattina, tanto ci sarà sempre qualche giovane volenteroso pronto a prendere il loro posto, ansioso di farsi sfruttare e di entrare nel magico mondo del giornalismo.
    Fortunatamente io con il mio lavoro riesco a vivere bene, ma l’ipocrisia di questo ambiente è dura da mandare giù.

    paolo

    20/10/2005 at 8:31 pm

  2. l’ipocrisia!
    questo è il male dei mali, o la madre di tutti i mali, se vuoi.
    perchè l’ipocrita (persona o sistema) inganna e trae vantaggio dalla cultuta ingannata che dispensa, alleva e consolida.
    e siccome lui stesso, l’ipocrita, vive immerso in quella cultura ingannata finisce col crederci pure lui e col sentirla vera dimentico dell’inganno che perpetrò.
    ma siccome l’ipocrisia è un tratto indelebile della personalità e lui è ipocrita ricostruirà un nuovo più grande inganno sull’inganno che già c’è… e ancora e ancora fino alla tragedia, e poi da capo (tenendo presente le ipocrisie del prima durante e dopo la tragedia stessa)
    a tutti i livelli, credo.

    luigi

    21/10/2005 at 2:03 pm


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: