Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Wikipedia, Yahoo! e il capitalismo cinese

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Ora è toccato a Wikipedia, ma più di un mese fa Federico Rampini su Repubblica aveva dedicato un articolo di una pagina al caso di Shi Tao (risultati su Technorati e su Google blog), caporedattore di un giornale economico cinese, condannato a dieci anni di reclusione dopo che Yahoo! aveva rivelato che era partita da lui l’e-mail, inviata a un amico cinese negli Stati Uniti, che conteneva la circolare del Governo cinese con cui si vietavano rievocazioni della rivolta di piazza Tian An Men di 16 anni fa (la prima notizia in Occidente è arrivata attraverso Reporters sans frontières). Due notizie che dimostrano come, sul fronte dell’informazione, la Cina continui a tener banco: il caso di Shi Tao è stato ormai trattato più volte, come più volte è stato trattato il caso della censura preventiva che i colossi di internet e computer (da Google a Yahoo!, da Msn a Cisco) applicano alle loro consociate locali, fornendo a volte al Governo cinese anche la tecnologia necessaria per il blocco di alcuni siti (è vietato cercare o usare parole come "democrazia" o "diritti umani"). Quella di Shi Tao non è pertanto una vicenda isolata e la situazione per le aziende occidentali non è semplice.

La Cina si sta presentando al mondo con una doppia faccia. Ha aperto all’economia capitalista e al sistema liberale quel tanto che bastava per poter prima sopravvivere e poi espandersi. Una volta ottenuto il risultato principale, ossia quello di essere riconosciuta come uno Stato che cambiava e abbandova definitivamente l’ideologia comunista, la Cina non ha avuto remore a continuare a reprimere la libertà di espressione e di comunicazione. Come faceva quando diceva di essere uno Stato comunista, chiuso verso il resto del mondo. Qualche volta anche peggio di allora e senza che molti aprano bocca.

Il comportamento di Yahoo! nel caso Shi Tao, moralmente condannabile, non è facile da giudicare; non è semplice dire che una società ha sbagliato quando afferma (ed è vero) di aver rispettato (o tollerato) le leggi del Paese in cui si trova. Il problema è principalmente politico, dei Governi occidentali, del Governo cinese e del rapporto fra gli uni e l’altro. Gli standard posti alla Cina per entrare nel Wto, soprattutto gli standard in materia di diritti umani, rimarranno lettera morta: troppo importante e forte l’economia cinese – secondo il cinico capitalismo occidentale – per impedirne l’espansione, per impedire che i suoi capitali arricchiscano anche i capitalisti occidentali. E perché poi bisognerebbe fermare o rallentare quell’economia? Perché il Governo fa mettere in carcere alcuni oppositori (decine, centinaia di oppositori)? «Affari interni di un’altro Paese – risponderebbe la maggior parte degli Stati – nei quali è proibita ogni nostra ingerenza». Così vedrete (al massimo) qualche generica protesta, ma nessun atto concreto che possa realmente essere considerato punitivo dalla Cina. Davanti all’ipocrisia della politica (altri la chiamerebbero "ragion di Stato") come possiamo pretendere atti di eroismo da Yahoo!?

Blog e siti internet che parlano delle restrizioni cinesi alla libertà di comunicazione sono innumerevoli. Citerò quasi a caso Reporters sans frontières, Amnesty international, il Committee to protect journalists e il Committee to protect bloggers. All’interno di Rsf, poi, c’è una sezione speciale dedicata al boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino del 2008, Boycott Bejing 2008. Grideranno, continueranno a gridare, speriamo che continuino a farlo sempre più forte, ma sono persuaso che – almeno a breve termine – otterranno risultati scarsi. Perché, lo avevano già capito i romani due millenni fa, pecunia non olet.

AGGIORNAMENTO DEL 25 OTTOBRE ALL’1.40. Nell’intervista ad Aldo Cazzullo pubblicata sul Corriere, Bill Gates evita abilmente la risposta sulle restrizioni cinesi, spostando il discorso su altri Stati:
Alcuni Paesi, non solo la Cina, hanno introdotto restrizioni. Questa politica minaccia il libero sviluppo di Internet? Deve cambiare in futuro?
«Restrizioni ci sono sempre state. La stampa non può riprodurre il lavoro altrui. In Germania è vietata la propaganda nazista. Nella maggior parte dei Paesi ci sono divieti in tema di pornografia e pedofilia. Tutti hanno un certo livello di restrizione, anche gli Stati Uniti, dove siamo piuttosto liberali ma abbiamo limiti, magari anche salutari. Il nuovo sistema operativo Windows Vista, ad esempio, consentirà ai genitori di inibire ai figli l’accesso ad alcuni siti web».

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

24/10/2005 a 9:41 pm

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