Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Un asse editoriale Venezia – Torino

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Questo intervento del presidente della Confindustria del Veneto, Andrea Riello, è stato pubblicato ieri dal Corriere del Veneto e dai giornali del gruppo Finegil (Mattino di Padova, Tribuna di Treviso e Nuova Venezia). È un po’ lunghetto, ma merita di essere letto, sia per l’analisi che fa del Gazzettino sia per lo scenario che disegna.

    In queste ultime settimane ho letto sempre più spesso articoli sul futuro del Gazzettino, un giornale a cui personalmente sono molto affezionato, forse per essere cresciuto praticamente con lui, avendolo trovato ogni mattina sul tavolo di casa. Le vicende di ieri, la storia di quel giornale e ancor di più le sue prospettive, mi inducono, anzi mi fanno sentire in dovere, di intervenire con alcune riflessioni e ovviamente alcuni auspici.

    I veneti, i friulani e tutto il Nord Est lo sentono come il loro giornale; in esso si rispecchiano e quotidianamente chiedono ad esso conferma dei loro problemi, dei loro successi, di cosa gli altri dicano di loro. Nato quasi 120 anni fa, ci ha accompagnato sin dalla prima Italia Unita; insieme al nostro Paese è cresciuto; è diventato autorevole riferimento per tutte le categorie economiche e politiche; ha anche svolto il ruolo, forse più importante, di locomotiva e propulsore di quello sviluppo. Consentitemi di riproporre alcuni passaggi del primo numero del Gazzettino; era domenica 20 marzo 1887; il suo fondatore Gianpietro Talamini, cadorino di Vodo, scriveva: «Il Gazzettino si metta a disposizione di ogni onesto produttore…». Ecco, da quel riferimento alla «produzione», a chi doveva fare per il nostro territorio, traspare lo spirito con cui il giornale è nato; un giornale legato per tutti questi anni ad editori impèrenditori, nati e cresciuti negli stessi luoghi sui quali con tanta accuratezza riferiva. Può sembrare al di fuori del tempo richiamare la territorialità in un momento di globalizzazione dell’economia; ma come ebbi a ribadire parlando di banche qualche tempo fa, di come il territorio, le istituzioni abbiano bisogno tanto di banche grandi ed internazionali quaqnto di banche piccole e locali, così è per l’informazione, che deve potere confrontare i diversi punti di vista; e di certo non deve mancare quello di colui che ha la stessa identità del suo lettore. Mi sembra questo il rischio che stiamo correndo oggi, di perdere questa identità; abbiamo bisogno oggi più di ieri che questo patrimonio veneto rimanga nostro compagno di viaggio nelle grandi sfide globali che siamo chiamati a fronteggiare. E sono proprio quei signori «produttori», di cui io mi sento orgogliosamente parte, a cui già allora il giornale si rivolgeva, che oggi hanno il dovere di intervenire; a patto che vogliano intervenire con lo stesso spirito di allora, coniugando l’esigenza di averne un lecito profitto con i reali interessi della società veneta e nordestina.
    Solo in questo modo potremo andare oltre, rivendicando nuovamente al Gazzettino il compito di riproporre all’attenzione dell’opinione pubblica una corretta e aggiungerei «onesta» immagine della gente veneta, ancora vittima di stereotipi e pregiudizi che non dovranno più trovare alcun riscontro.
    Ma può essere possibile tutto questo? Certo. Le altre realtà venete in cui l’imprenditoria è già presente nella attività editoriale, sono disponibilissime a discutere su di un progetto che vada «oltre» e che magari non coinvolga il solo Nord Est. A Nord Ovest esiste un altro quotidiano, che ha anche valenza nazionale, che vende oltre il 70 per cento delle copie tra Piemonte e Liguria; parlo di alleanze nuove, di un nuovo asse editoriale Venezia-Torino, complementare, e perché no contrapposto, all’attuale asse mediatico Milano-Roma che di fatto crea l’immagine e l’opinione di tutto ed in tutto il nostro paese. Il Nord Est, forse ancora di più del Nord Ovest, ha bisogno e chiede di essere accompagnato verso quei traguardi che l’economia già si propone: pensiamo alle manovre recenti di alcuni esponenti della finanza e dell’impresa del nostro territorio, alla necessità di maggiore coesione per competere, alla urgente razionalizzazione dei nostri sistemi. Vogliamo che le esigenze e le opinioni siano più ascoltate e che contino di più; e per farlo abbiamo bisogno di «strimenti» mediatici all’altezza. Concludo citando ancora Talamini, che sempre su quel primo numero, così si rivolgeva ai veneti: «Ma infine, ci si chiederà, cosa siete voi? Siete monarchici, siete repubblicani, siete socialisti? … Ebbene, noi siamo semplicemente uomini di buona volontà che … si propongono di comattere tutte le ingiustizie, difendere e conseguire le cose giuste. E se combattere le ingiustizie vecchie e nuove vuol dire essere repubblicani, noi saremo repubblicani; e se combattere le ingiustizie vuol dire essere socialisti, ebbene, in tal caso ci si dica pure socialisti. Ma almeno la maggioranza dei cittadini ci riterrà uomini onesti». Credo che quelle domande e quella risposta siano veramente ancora attuali. «Chi ha orecchie per intendere intenda».

Andrea Riello
Presidente Confindustria Veneto

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

30/10/2005 a 11:25 am

Pubblicato su Uncategorized

2 Risposte

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  1. Curioso che un simile appello alla salvezza del Gazzettino arrivi dalla concorrenza…

    paolo

    30/10/2005 at 7:37 pm

  2. La concorrenza non ha fatto alcun appello per la salvezza del Gazzettino.
    È stato Andrea Riello, presidente degli industriali del Veneto, a mandare un suo intervento sia al Gazzettino, sia al Corriere del Veneto sia a Mattino-Tribuna-Nuova. È accaduto che il Gazzettino non lo ha pubblicato mentre gli altri sì.

    Carlo Felice

    31/10/2005 at 12:40 am


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