Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Woodward e il segreto dei blogger

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La confusione regna sovrana nel Plamegate. L’unico formalmente indiziato di aver rivelato per primo a un giornalista che Valerie Plame, la moglie dell’ex ambasciatore Joseph C. Wilson, era un’agente della Cia sotto copertura è I. Lewis Libby, capo di gabinetto di Dick Cheney. Libby e i suoi avvocati, com’è legittimo, cercano di dimostrare che il procuratore Patrick Fitzgerald si è sbagliato e hanno già annunciato che chiameranno a testimoniare altri giornalisti, come è scritto sul New York Times. E intanto siamo partiti con un pezzo da novanta, Bob Woodward: uno dei due cronisti del Watergate è convinto che la storia del disvelamento della copertura della Plame sia cominciata come un gossip, una chiacchiera. Non lo ha detto ad alcuni amici al bar, lo ha detto ad a Larry King della Cnn, come è scritto alla fine di questo articolo del Washington Post (il giornale di Woodward) che parla dell’audizione del giornalista davanti al Grand jury di Fitzgerald.

Ecco, da Daily Kos e da TPMCafe, la trascrizione del discorso di Woodward: “Now there are a couple of things that I think are true. First of all this began not as somebody launching a smear campaign that it actually — when the story comes out I’m quite confident we’re going to find out that it started kind of as gossip, as chatter and that somebody learned that Joe Wilson’s wife had worked at the CIA and helped him get this job going to Niger to see if there was an Iraq/Niger uranium deal”.

Interrompo il racconto dei fatti per scrivere una mia opinione: quando leggo una cosa del genere – e soprattutto quando leggo una cosa del genere detta da un ottimo giornalista come Woodward – io mi preoccupo. Perché un buon giornalista sa che un gossip o una chiacchiera, anche quando sono detti sotto forma di gossip o chiacchiera, hanno un’origine. E allora il problema si sposta semplicemente: siccome quel gossip si è poi rivelato attendibile, si tratta di sapere chi è stato il primo a raccontarlo. Certo, c’è la possibilità che uno c’abbia azzeccato per pura coincidenza, come è possibile che il Ghana o la Nuova Zelanda vincano i prossimi campionati del mondo di calcio.

Tornando al punto che mi interessa, ossia al rapporto fra questa inchiesta e i giornalisti, sicuramente Fitzgerald è persona intelligente che sta seguendo una sua linea investigativa. E allora, delle tre l’una: o non gli interessa nulla che Woodward sveli la sua fonte d’informazione di metà giugno del 2003, perché ritiene la cosa ininfluente ai fini della dimostrazione della colpevolezza di Libby; o ritiene che ci siano imprecisioni, per esempio nelle date (un collega di Woodward, Walter Pincus, ha negato che Woodward gli abbia subito passato le informazioni sulla Plame e ha detto pubblicamente a Woodward: «Stai scherzando?»), per cui quella testimonianza è per lui inconsistente, oppure dovrebbe fare come ha fatto con Judith Miller: ordinargli di rivelare la fonte e, se insiste a non farlo, ordinare che sia portato in carcere. Non mi pare ci possa essere una quarta possibilità.

Sul caso di Woodward, uscito ora con una deposizione che a molti appare poco credibile (Daily Kos scrive, alla fine di un suo articolo, “Sorry Bob, your credibility is shot”), si scriverà molto, sui blog e fuori (tenete d’occhio, se vi interessa, questo link a Technorati). Si tornerà a parlare anche del celebre Primo emendamento della Costituzione americana e della copertura che quel testo dà alle fonti di informazioni confidenziali dei giornalisti (oggi, per esempio, c’è un interessante articolo sul Baltimore Sun). Non per niente negli Stati Uniti, dopo il caso Miller, è stato presentato un disegno di legge per proteggere i giornalisti dall’obbligo di rivelare fonti di informazione confidenziali. Woordward al WP sarà a posto se la legge sarà approvata, ma se questa protezione sarà estesa anche ai blogger è in discussione: prima dovrà essere risolto un argomento collegato: come distinguere, soprattutto negli Stati Uniti dove sono un paio d’anni avanti, certi blog da una vera e propria testata giornalistica online? Con il testo attuale, comunque, chi scrive su un blog dovrebbe essere “al sicuro”, visto che il testo attuale del Free Flow of Information Act bill parla di coloro che pubblicano “a newspaper, book, magazine or other periodical in print or electronic form”.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

16/11/2005 a 2:45 pm

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