Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Si fa presto a dire censura (Scaccia e Grillo)

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È una parola che spaventa, censura, è una parola che copre d’infamia l’accusato, per questo la usano in tanti quando hanno poco da dire. Basta un «mi hanno censurato perché quello che volevo dire era scomodo» e tutti sono pronti a dar pacche sulle spalle alla presunta vittima. Già, presunta. Non perché la censura non esista – pur rimanendo in Italia ne abbiamo vari esempi, vicini e lontani – ma perché la censura è una cosa seria. Se sono il direttore di un giornale e qualche giornalista in un articolo scrive una bestemmia o scrive che il tale è un ladro (magari senza che sia stato condannato, anche se per la maggior parte della giurisprudenza la condanna o meno per furto non è una discriminante), io taglio quella frase, ma non commetto alcuna censura. Se nello stesso articolo il consigliere comunale Tizio critica l’assessore Caio e io tolgo quella frase perché sono amico di Caio, allora ho commesso una censura.

Eppure c’è ancora chi sembra non aver colto la differenza fra i due comportamenti. Pino Scaccia, per esempio, inviato della Rai e celebre nella blogosfera per la Torre di Babele e Blogfriends, è stato al centro di un piccolo caso nei giorni scorsi per aver tolto una frase da un post di uno degli ospiti della Torre di Babele. Se avete la pazienza di cercare, scoprirete che si trattava di un attacco alla Chiesa cattolica, con parole anche pesanti, che non c’entrava con tutto il resto del discorso. Pino ha tolto quella frase offensiva e – detto fra noi – così ha fatto anche del buon editing, ma è stato accusato di censura, e non solo dall’autore.

Ma censura di più Pino Scaccia o Beppe Grillo?

La domanda è tutt’altro che provocatoria. Leggiamo che cosa scrive Scaccia sulla Torre di Babele:
I commenti sono riservati ai soli utenti Splinder. Il gestore del blog si riserva il diritto di cancellare ogni commento che, a suo insindacabile giudizio, risulti offensivo, volgare, inutile o altamente provocatorio. Gli utenti recidivi saranno bloccati.

E ora quello che c’è scritto nel blog di Grillo:
Non sono consentiti:
– messaggi non inerenti al post
– messaggi privi di indirizzo email
– messaggi anonimi (cioè senza nome e cognome)
– messaggi pubblicitari
– messaggi con linguaggio offensivo
– messaggi che contengono turpiloquio
– messaggi con contenuto razzista o sessista
– messaggi il cui contenuto costituisce una violazione delle leggi italiane (istigazione a delinquere o alla violenza, diffamazione, ecc.)

Comunque il proprietario del blog potrà in qualsiasi momento, a suo insindacabile giudizio, cancellare i messaggi.
In ogni caso il proprietario del blog non potrà essere ritenuto responsabile per eventuali messaggi lesivi di diritti di terzi.

Penso che nessuno sia così stupido da ritenere Grillo un censore, eppure le limitazioni che lui mette sono molto maggiori di quelle di Scaccia. Il problema è vecchio come il mondo e riguarda anche la famosa libertà, che potrebbe essere assoluta soltanto in un mondo abitato da una sola persona. Se ci sono soltanto io, posso dire e fare tutto ciò che voglio, non vi è alcuna censura e vi è libertà totale. Ma se siamo in due si pone il problema delle regole. In politica le regole sono il contratto sociale, in diritto le norme, le leggi e i codici e così via. Nei blog, come nel resto di Internet, c’è più libertà che altrove, ma il problema delle regole esiste lo stesso. C’è chi ha scelto di moderare i commenti, per esempio, e c’è chi ha scelto di eliminarli (chiamereste mai Luca Sofri un censore per questo?). Grillo e Scaccia hanno scelto una strada molto più soft, ma nessuno può impedire loro di non far entrare in casa propria chi è ritenuto in grado di disturbare gli altri ospiti o di provocare grane al proprietario. E, d’altra parte, aprire un blog è così facile che sfuma anche l’ultima ombra di quella che qualcuno chiama censura: se Grillo non mi ospita, allora apro un mio blog e ci scrivo tutto quello che voglio, a mio rischio e pericolo (rischi e pericoli che molti blogger – lasciatemelo dire – conoscono poco o non conoscono per nulla).

Per concludere trascrivo il testo sulla "censura" pubblicato da Pino Scaccia su Blogfriends e poi, con qualche aggiustamento, su Ineditablog.

Censura

Sono infastidito, lo ammetto, solo a parlarne. Cioe’ a riparlarne, per l’ennesima volta. Non mi piacciono  le etichette e quella della censura e’ una di quelle definizioni scontate, banali, inutilmente roboanti con cui qualche blogger, ritrovatosi improvvisamente  al volante di una bellissima e velocissima auto, usa spesso per darsi un tono, per dare l’idea insomma di un paladino della liberta’.  Ah, la liberta’: altra bella parola. Non vorrei tediare con l’ennesimo girotondo intorno a questo termine. Ricordo solo che la propria liberta’ non deve mai sopraffare la liberta’ altrui. E poi vogliamo parlare del coraggio ? Molti automobilisti del web si sentono spesso coraggiosi usando termini forti. Essendo nuovi del volante dell’informazione non sanno che chi grida non ha sempre ragione, ma fa fico. Tutto il caso e’ nato intorno a tre aggettivi (forti) da me tagliati in un post. Che erano forti lo ammettono tutti, non solo forti anche gratuiti: si parlava di teatro e si attaccava la Chiesa. Qualcuno , intervenendo in una questione che riguardava al limite il sottoscritto e l’autore del post (chiarimento privato che poi c’e’ stato come si usa fra persone intelligenti) invitava lo stesso autore ad abbandonare un blog non libero. Il blog non libero sarebbe questo dove 480 blogger  di tutte le estrazioni (480!) hanno la possibilita’ di postare autonomamente le proprie idee. Certo, con qualche regola, necessaria in una convivenza comune.  Su “ La Torre di Babele” che e’ il blog principale c’e’ una piccola ma grande avvertenza: “Il gestore del blog si riserva il diritto di cancellare ogni commento che, a suo insindacabile giudizio, risulti offensivo, volgare, inutile o altamente provocatorio”. Quei tre aggettivi riassumevano da soli quasi tutte  le caratteristiche “vietate”: secondo me erano offensivi,, inutili e altamente provocatori. Così li ho cancellati, secondo coscienza, mantenendo per intero tutto il senso del post. Va spiegato, se a qualcuno fosse sfuggito, che il responsabile di un blog lo e’ a tutti i livelli, anche quello penale, e ha dunque tutto il diritto di moderare i contenuti. Esercizio che tuttavia faccio rarissimamente. Nella polemica nata su Ineditablog (spazio diffuso con attenzione anche su BlogFriends) si sostiene che “i crediti esterni non valgono nulla, bisogna conquistare la stima di chi ci legge, giorno dopo giorno”. Sulla stima non devo rispondere io,  ma tutti quelli (e sono veramente tanti) che ogni giorno seguono e partecipano, ma sui crediti esterni forse sfugge che invece contano perche’ proprio quei crediti spesso diventano un handicap. Tempo fa, per  una vicenda amara seguita da molti blog, l’unico ad essere stato denunciato (per un commento) sono stato io, evidentemente per costituire una lezione a quelli meno, diciamo, accreditati. E poi i crediti esterni valgono anche per un’altra ragione. Perche’ sul blog ci metto il mio nome e la mia faccia che hanno comunque un valore visto che lo stesso nome e la stessa faccia compaiono in un giornalino come il Tg1. Se prendo posizione per esempio sulla Tav, sul blog, sono sempre quello che fa i collegamenti televisivi e il mio rapporto con le istituzioni e’ diverso e devo farne i conti. E’ successo anche recentemente con il reportage sulla Moldavia dove sul blog si e’ dibattuto in effetti di quello che avevo detto a Tv7. Tutto legato, la gente lo sa. Per non parlare di Enzo Baldoni, e mi fermo qui. I crediti esterni valgono eccome perche’ sul blog sono un valore aggiunto e aumentano le mie responsabilita’. Nessun diritto divino, per carita’. Io credo che non siano molti i reporter in prima linea che accettano non solo di confrontarsi direttamente e in maniera pubblica (oltretutto sul posto: e’ lo stesso parlare di tsunami dal  proprio studiolo e parlarne da lì, tra migliaia di morti?), ma che offrono anche uno spazio aperto  agli altri. Per tornare alla stima, poi, ognuno si gestisce la propria. Io mi metto in ballo come testimone e credo che il mio contributo sia oggettivamente prezioso. Se posso raccontare degli attentati di Sharm o di Londra o dei drammi di Kabul e Baghdad e’ perche’ esistono quei crediti, cioe’ perche’ e’ la Rai che mi ci manda, se non fossi quello che sono non potrei farlo. Non devo dimostrare niente  a nessuno, tantomeno a qualche tizio che scrive comodamente da casa, mentre io scrivo di cose che vedo con i miei occhi, soffrendo e rischiando molto, talvolta. Certo non e’ in grado di  darmi lezioni.  E’ facile sentirsi liberi su un blog, dove sei direttore di te stesso, molto meno facile battersi in uno strumento di comunicazione seguito da milioni di spettatori e con grandi responsabilita’. E che ne sanno questi di come si conquista un’autentica liberta’ di espressione? Stessa discussione una volta fu scatenata da un tizio che mi aveva definito addirittura “la grande gomma”. Un giorno capito sul suo blog dove in gruppo si divertivano(forse si divertono ancora: problemi loro)  a massacrarmi per la mia presunta voglia di censura e scopro questo avvertimento: “Secondo il comma non mi ricordo del regolamento pubblicato in data non mi ricordo, io qui sono a casa mia, io qui censuro, io qui cancello chi mi pare senza preoccuparmi di dire il perché”. Altro bel paladino. Ah, dimenticavo. Questo commento l’avrei volentieri lasciato su Ineditablog dove e’ scoppiato il caso. Ma non mi e’ stato possibile. Infatti sotto i commenti c’e’ una clausola semplice semplice: “You can’t comment this post, you need authorization from blog owner”. Insomma, per dire la propria ci vuole l’autorizzazione. Sicuramente uno splendido esempio di apertura, di liberta’ assoluta. Invece da me chiunque puo’ scrivere fesserie. Compreso quell’invito ad andarsene. Ho un dubbio: che ho perso pure troppo tempo. Sono stufo di difendermi. Da cosa poi? E da chi?

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

08/12/2005 a 3:17 pm

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3 Risposte

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  1. Grazie. Menomale!

    pinoscaccia

    08/12/2005 at 9:13 pm

  2. Pino Scaccia è ben noto per la sua censura sul suo blog? tutto quello che non gli piace lo cancella?… (basta cercare un po’ su google pino scaccia censura e vedete quante ne trovate…)

    matteo fringhetti

    25/07/2006 at 3:02 pm

  3. Un conto è la censura, un conto è la difesa da chi è volgare e guerrafondaio. C’era un certo Matteo, ricordo, convinto di stare al bar sotto casa insieme a intolleranti come lui.

    pinoscaccia

    05/08/2006 at 5:43 pm


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