Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Archive for settembre 2006

I paraocchi da eliminare e la vera modernità

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Lentamente lentamente qualcuno si sta svegliando anche in Italia. All’inizio era soltanto il gruppo Espresso che, attraverso Kataweb, aveva dato vita a blog di giornalisti che in parte compaiono ora anche nella home page di Repubblica.it. Qualche mese fa, sul sito di Radio Radicale, Diego Galli aveva creato Fai Notizia, blog nato come esempio di giornalismo partecipativo (citizen journalism), che Galli ha rilanciato con una mail inviata poche ore fa e mettendo di nuovo in testa il "post programmatico" del 19 luglio. La settimana scorsa – ricordate?  – ho scritto dell’esperimento di blog dei giornalisti della Provincia Pavese. Ieri su Europa  Mario Adinolfi (rivendicando a Europa una primogenitura non spiegata) ha commentato l’accordo fra Blogo.it e Metro in un articolo intitolato "Se il nanopublisher incontra il quotidiano".

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Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

28/09/2006 at 2:51 am

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Giornalisti che citano i blog

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Se chiamiamo "notizia" qualcosa che esce dalla quotidianità di gesti e fatti ripetitivi, allora fa "notizia" per ora anche un giornalista della carta stampata che cita un blog come fonte d’informazione. È accaduto la settimana scorsa con la vicenda del prosecco in lattina (che i tedeschi possono "gustare" da parecchi mesi, contrariamente a quello che è stato detto e scritto da molti in Italia); una vicenda che ha avuto titoli sui giornali – è facile intuirlo – soprattutto perché testimonial del vino in lattina, chiamato Rich Prosecco, è Paris Hilton.

Ma torniamo alla notizia: sul Treviso Paolo Calia, dopo essere stato rimbrottato una prima volta, ha scritto un articolo in cui cita esplicitamente il blog Sandrino (scritto da Sandro Grosso, un trevigiano che vive a Stoccarda) come fonte di alcune delle sue informazioni sul commercio di prosecco in lattina, dal Rich Prosecco (sulla cui qualità è lecito dubitare, visto che non può fregiarsi né della denominazione Doc né di quella Igt) al Boticelli (che almeno è un Igt). Purtroppo l’articolo di Calia, pubblicato sabato 23, non è rintracciabile su internet perché i giornali del gruppo E-Polis mettono online soltanto il pdf del quotidiano del giorno.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

25/09/2006 at 2:05 pm

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Jay Rosen, NewAssignment.Net e la Provincia Pavese

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Dal mondo: Jay Rosen annuncia sul suo blog PressThink  e su Comment is free  che la Reuters finanzierà con centomila dollari il progetto NewAssignment.Net, che partirà il prossimo anno. Se non sapete in che cosa consista il progetto e fate i giornalisti, andate a leggere l’annuncio e le spiegazioni, almeno per curiosità professionale. Se non fate i giornalisti ma siete persone che vogliono sapere che cosa potrà accadere in futuro al mondo dell’informazione, andate a leggere lo stesso i due articoli.

Dall’Italia: mi informa Giornalismo d’altri che i giornalisti della Provincia Pavese, quotidiano del gruppo Espresso, hanno aperto un blog collettivo  in cui discutono online dei problemi della città e di ciò che è stato scritto su quei problemi. Un bell’esperimento (purtroppo per ora piuttosto isolato), anche se non sarebbe male che l’editore seguisse l’esempio dei giornalisti e credesse un po’ di più nell’web: far pagare l’edizione online 15 euro al mese (o 125 all’anno), contro i 50 dollari all’anno del New York Times, mi sembra un po’ esagerato.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

21/09/2006 at 12:57 am

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Lo spazio sacro della prima e la storia che non sapevo di voler leggere

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Neppure all’Washington Post, e forse non poteva essere altrimenti finché non uscirà un visionario-rivoluzionario, hanno la ricetta magica per le notizie migliori da mettere in prima pagina. Un paio di settimane fa l’ombudsman Deborah Howell scrisse di alcune lettere di lettori che si lamentavano di foto troppo "leggere", spesso di sport, messe nello "spazio sacro" della prima pagina, come lo chiamò lei. Chiese al direttore Leonard Downie come si pensa e si costruisce una prima pagina e la risposta fu la stessa che darebbe qualsiasi bravo direttore: "We want to showcase significant enterprise stories that can only be found in The Washington Post. We want to surprise and engage readers with interesting feature stories. We want to attract readers with impactful photographs and graphics that tell stories on their own. And we want to offer readers the rewarding experience of well-crafted writing. We want to do all this while providing a snapshot of the day in local, national and international news".

Un equilibrio per cercare di accontentare i vari generi di lettori che acquistano il quotidiano. Vuol dire questo che l’Washington Post è perfetto (o quasi perfetto)? Ovviamente no: sapere come andrebbe fatta la prima pagina non significa farla come si dovrebbe (e talvolta manca anche il materiale per raggiungere quella perfezione). Ma un suggerimento la Howell lo dà, proprio nelle ultime frasi: "The one element often missing on Page 1 is the story or photo that’s a gift. The one I didn’t know I wanted to read until I saw it." Il regalo, la storia che non sapevo di voler leggere fino a quando non l’ho vista.

Prima di cliccare su "save" penso a quante profanazioni ho visto (e vedrò) in vita mia.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

19/09/2006 at 10:56 am

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Reati via internet, leggi insufficienti e la falsa libertà

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A mano a mano che anche in Italia arrivano pronunce sulla diffamazione via blog (a partire da quella che è considerata la prima, ad Aosta, e che fu integralmente pubblicata l’11 giugno su Reporters) e sulle responsabilità dei singoli soggetti che intervengonmo in un blog, emerge che la legislazione italiana è carente sia per quanto riguarda i blog sia per quanto riguarda l’web in generale. I tribunali – dal singolo giudice monocratico alla Corte di Cassazione – sono costretti a interpretazioni forzate e all’uso di figure e condotte che appartengono a mezzi di comunicazione diversi, talvolta quasi incompatibili con internet. Questo non accade per la sentenza depositata il 25 luglio, pubblicata su Penale.it, che mi è stata segnalata dall’avvocato Daniele Minotti, ma soltanto perché la questione era nella sostanza piuttosto tradizionale.

Non voglio mettere limiti alla bravura della Suprema Corte, però mi piacerebbe vederla alle prese con il semplice caso di una diffamazione in un commento inserito in un blog italiano da una persona che scrive in Francia. Credo che, al di là di ogni sforzo, manchino talvolta le norme da applicare. È quindi necessario che il Parlamento metta presto mano alla materia, ma è necessario anche che blogger e utenti dell’web capiscano anche che internet non può essere lo spazio della libertà sfrenata, nel quale si può scrivere di tutto senza che nessuno si possa offendere. Internet è una grande opportunità, su internet mancano – e non voglio dare giudizi, perché non potrei essere sintetico – molti dei filtri e delle mediazioni che esistono in altri mezzi di comunicazione di massa, però dire "coglione" a un altro è un insulto (e quasi sempre un reato), sia se è scritto su un giornale, sia se è detto durante un’orazione politica sia se è scritto su un blog.

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Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

17/09/2006 at 12:42 pm

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Serventi Longhi, quali sono le “solite modalità”?

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"I giornalisti dei siti e portali on line si asterranno dal lavoro secondo le consuete modalità."

Per tutte le varie categorie di giornalisti la Fnsi ha specificato nei dettagli le modalità degli scioperi  di fine settembre e inizio ottobre. Anzi, per quasi tutte: per i giornalisti che lavorano per siti internet, infatti, sono scritte soltanto le due righe che ho copiato all’inizio. Sarebbe interessante sapere da Paolo Serventi Longhi o da qualcun altro della Fnsi  quali sono le "solite modalità" alle quali si fa riferimento nel comunicato. Era difficile specificarle come è stato fatto per gli altri colleghi?

Ne scrive anche Mario Tedeschini Lalli, che cerca di ampliare il discorso e conclude in modo un po’ pessimista (io spero un po’ troppo pessimista, altrimenti ne va anche del mio futuro): "noi che da una decina d’anni ci occupiamo di queste cose pensiamo di aver capito finalmente che il cosiddetto "online" non è un altro settore del giornalismo in mezzo ad altri, ma il luogo dove tutti i mezzi si ibridano e danno vita a qualcosa di nuovo. E mentre noi andiamo predicando (e cercando di applicare) questo concetto, il nostro sindacato cancella anche il concetto vecchio e superato dell’online come "settore". Non ci siamo. Forse, temo, non ci saremo mai."

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

16/09/2006 at 3:20 pm

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