Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Reati via internet, leggi insufficienti e la falsa libertà

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A mano a mano che anche in Italia arrivano pronunce sulla diffamazione via blog (a partire da quella che è considerata la prima, ad Aosta, e che fu integralmente pubblicata l’11 giugno su Reporters) e sulle responsabilità dei singoli soggetti che intervengonmo in un blog, emerge che la legislazione italiana è carente sia per quanto riguarda i blog sia per quanto riguarda l’web in generale. I tribunali – dal singolo giudice monocratico alla Corte di Cassazione – sono costretti a interpretazioni forzate e all’uso di figure e condotte che appartengono a mezzi di comunicazione diversi, talvolta quasi incompatibili con internet. Questo non accade per la sentenza depositata il 25 luglio, pubblicata su Penale.it, che mi è stata segnalata dall’avvocato Daniele Minotti, ma soltanto perché la questione era nella sostanza piuttosto tradizionale.

Non voglio mettere limiti alla bravura della Suprema Corte, però mi piacerebbe vederla alle prese con il semplice caso di una diffamazione in un commento inserito in un blog italiano da una persona che scrive in Francia. Credo che, al di là di ogni sforzo, manchino talvolta le norme da applicare. È quindi necessario che il Parlamento metta presto mano alla materia, ma è necessario anche che blogger e utenti dell’web capiscano anche che internet non può essere lo spazio della libertà sfrenata, nel quale si può scrivere di tutto senza che nessuno si possa offendere. Internet è una grande opportunità, su internet mancano – e non voglio dare giudizi, perché non potrei essere sintetico – molti dei filtri e delle mediazioni che esistono in altri mezzi di comunicazione di massa, però dire "coglione" a un altro è un insulto (e quasi sempre un reato), sia se è scritto su un giornale, sia se è detto durante un’orazione politica sia se è scritto su un blog.

Mi permetto soltanto qualche piccola osservazione a un articolo pubblicato un paio di giorni fa su Punto Informatico da Luca Lodi sugli aspetti giuridici dei reati via web. Siamo in un terreno minato, e questo mi pare di averlo già scritto, perché si applicano a internet categorie della stampa e della tv, tuttavia mi pare che siano da correggere frasi come "Ad esempio, qualora un blogger trovi un commento offensivo (nei confronti di chiunque) sul proprio spazio web, è tenuto alla rimuoverlo tempestivamente per limitare i danni altrui. In tal senso, e non per la specifica responsabilità penale dello scritto offensivo, può essere avviata un’azione legale nei confronti del titolare del weblog". L’azione legale, e qui mi viene in soccorso proprio la sentenza della Corte di Cassazione citata sopra, la si può avviare fin dal primo momento in cui è uscito il testo offensivo, a prescindere dal fatto che sia stato tolto dopo un’ora, un giorno o una settimana.

Così come mi ha lasciato perplesso anche quest’altra frase: "L’equiparazione del blog ad una testata giornalistica può adoperarsi solo per chiarire che il blogger, avendo il controllo del blog, è come se ne fosse il direttore. E al discorso si aggiunge, ancorché ormai esclusa l’applicazione, che il weblog non può essere soggetto alla normativa sulla stampa poiché non sussiste alcuna periodicità di aggiornamento (art. 1, comma 3 della L. 62/2001)". Prima di tutto le interpretazioni analogiche nel diritto penale sono proibite, per cui non si possono applicare a non direttori norme che possono essere applicate soltanto a un direttore formalmente nominato: o si dice che il blogger è il direttore responsabile del blog (con tutte le conseguenze che deriverebbero per i blog dal punto di vista legislativo, a partire dalla registrazione in tribunale) o non si può dire che è "come se ne fosse il direttore". L’articolo 57 del codice penale, quello sull’omesso controllo, non sarebbe applicabile a un caporedattore che avesse in un determinato giorno il controllo del giornale perché manca il direttore (e questo perché la norma parla esplicitamente del direttore), figuriamoci se è applicabile a un blogger. Per quanto riguarda la seconda frase, credo sia giunto il momento di non considerare i blog come un blocco unico.

Non è vero che tutti i blog non hanno periodicità di aggiornamento: alcuni li hanno e altri no. Mi sembra sia venuto il caso di distinguere, senza volontà punitive da parte del legislatore ma anche senza isterie da parte di chi vorrebbe difendere, pro domo sua, una falsa idea della libertà su internet.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

17/09/2006 a 12:42 pm

Pubblicato su Uncategorized

Una Risposta

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  1. Salve, ho letto con piacere il Suo commento al mio articolo.
    Mi sento di dover dare una risposta alle sue osservazioni.
    a) Ricorso legale contro il blogger: vero, anche dopo un’ora dalla pubblicazione del commento il ricorso è possibile. Non l’ho negato. Ma non potrà essere avviato ricorso sulla base del contenuto offensivo del commento pubblicato (in quanto di responsabilità del suo autore) ma, piuttosto, contro la negligenza/mancato controllo da parte del titolare del blog. E c’è distinzione. Detto questo, va anche precisato che il giudice terrà conto del comportamento complessivo del titolare del blog, ad es. la rimozione tempestiva sarà un’attenuante mentre la rimozione tardiva comporterà un eventuale maggior addebito di responsabilità.
    b) Direttore del blog: non trattasi di analogia, vietata in ambito penale; non era mia intenzione. Semplicemente il giudice di Aosta spiegava che il titolare del blog è come se ne fosse il direttore in quanto egli ha i pieni poteri di amministrazione del sito (controllo, modifica, pubblicazione, etc.); ciò detto al fine di far capire che egli ha il dovere di rimuovere commenti offensivi. E quindi il sottoscritto ha voluto precisare, nell’articolo, che ciò non comporta affatto l’applicazione della normativa sull’editoria (ripeto: editoria) al blogger, né per la siffatta equiparazione esplicativa né per quanto concerne la periodicità di aggiornamento citata nella legge 62/2001 (applicata agli editori).
    Per il resto convengo con Lei: sarebbe ora che il legislatore intervenisse ponendo chiarimenti in materia, anche se credo che le leggi attuali siano sufficienti (ripeto: sufficienti, nulla in più) a risolvere tanti dubbi, pur ammettendo che tanti altri dubbi li creino in quanto non aggiornati all’evoluzione tecnologia (e d’altronde le leggi sono fatte da persone che, per età, spesso non sono assolutamente aggiornate a questa evoluzione della rete).
    Cordiali saluti.
    Luca Lodi

    Luca Lodi

    29/10/2006 at 10:53 pm


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