Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Il caso E-Polis, le deformazioni del mercato e gli sciacalli

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Sinteticamente: i 15 giornali del gruppo E-Polis (usciti per l’ultima volta su carta il 16 luglio) non usciranno più per parecchio tempo e, se un giorno torneranno in distribuzione, è probabile che la formula sia molto diversa da quella precedente; che era una free press di qualità superiore a quella a cui siamo abituati e con una corposa cronaca provinciale (lo so, tecnicamente non erano free press perché si potevano comprare in edicola a 50 centesimi, ma il disegno editoriale era quello della free press e la stragrande maggioranza delle copie che finivano in mano ai lettori era quella gratuita). Inoltre ieri è stato firmato l’accordo al ministero del Lavoro che prevede la cassa integrazione immediata per un massimo di 24 mesi per tutti i 136 giornalisti dipendenti (73 a tempo indeterminato e 63 a tempo determinato). I termini dell’accordo sono sul sito della Fnsi. Detta così sembra una delle tante sfortunate avventure imprenditoriali di cui è costellato il cosiddetto libero mercato (talmente libero che talvolta anche le più banali convenzioni sociali vengono viste come lacci all’impresa). Ma così non è.

Non lo è perché nel mondo dell’editoria 136 persone contemporaneamente in cassa integrazione sono un fatto raro, rarissimo.

Non lo è perché molti imprenditori a volte sono veramente strozzati da regole e regolette soltanto italiane, che non li rendono concorrenziali con gli stranieri (e non parlo di cinesi o indiani, ma di francesi, inglesi o tedeschi), però è altrettanto vero che bisognerebbe anche guardare agli imprenditori con molta fantasia e con poca sensibilità per il destino dei propri dipendenti, come Niki Grauso, editore di E-Polis ("Un imprenditore che vede lontano, peccato che non riesca ad arrivarci" lo ha definito icasticamente Mauro Lissia sull’Espresso), che ha continuato a spendere e a spandere anche quando era consapevole che la sua società aveva decine di milioni di euro di debiti.

Non lo è perché ci sono stati colleghi giornalisti che hanno quasi gioito perché 136 persone sono sul punto di restare senza un posto di lavoro e hanno perfino rimproverato alcuni sindacalisti confederali per aver osato esprimere la loro solidarietà a chi era in difficoltà (qui un esempio del gelo dimostrato da qualcuno). Una storia che ha radici lontane, da quando nel dicembre scorso molti giornalisti di E-Polis non si allinearono alle posizioni della Fnsi durante uno sciopero per il rinnovo del contratto nazionale. Quel fatto, unito a un malinteso spirito aziendalista, ha indotto qualcuno a manifestare una malcelata soddisfazione per la crisi del gruppo. Qualcuno che evidentemente non conosce la differenza fra un editore che comunque non finirà sotto un ponte e 136 giornalisti (alcuni molto validi, altri meno, ma in questo momento si tratta di un argomento secondario), che erano stati assunti da quell’editore e che potrebbero arricchire il mercato dei disoccupati.

Ho visto sciacalli avere più sensibilità di qualche collega.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

02/08/2007 a 7:49 am

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5 Risposte

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  1. Sono indignato per il disinteresse del sindacato giornalisti, anche quello del Veneto che in passato si era stracciato le vesti per altre meno nobili storie.
    Evidentemente fa piacere che chiuda un’esperienza giornalistica fatta da giovani svegli, che dava fastidio a qualche vecchio “culo di pietra”.

    Cips

    02/08/2007 at 2:53 pm

  2. Speriamo non chiuda, anche se pure io francamente so che è difficilissimo. Per il resto, ci sarebbe da dire tantissimo sul sindacato e su certi interessi. Ma valgono i fatti: ieri al ministero del Lavoro è stato firmato un accordo di Cigs. Dunque i vertici della Fnsi possono dire che certe perplessità iniziali erano ben fondate. Parlano i fatti e 133 giornalisti sul groppone dell’istituto di previdenza non sono una cosa rara, sono una cosa drammatica, specie se si pensa che il tutto è avvenuto nel quasi totale silenzio di giornali, tv, radio. Anche per questo c’è da imparare dalla vicenda E Polis.

    ciro pellegrino

    02/08/2007 at 9:48 pm

  3. Sono uno dei 133 giornalisti in cigs del gruppo E Polis. Non so se faccio parte dei molto validi e dei meno validi come li definisci. So che fino al 17 luglio scorso ho fatto parte di un progetto unico nel suo genere. Per tipo di prodotto, linguaggi e – soprattutto – organizzazione del lavoro. Tutti aspetti che il sindacato in questi mesi non ha mai voluto vedere. Limitandosi a continui attacchi. Spesso ottusi. Che hanno creato distanze sempre maggiori tra chi voleva dialogare. L’altro giorno è stata firmata la Cigs, speriamo breve, per 133 giornalisti. Un peso per il sistema di ammortizzatori sociali della categoria? Forse (fare il giornalista comporta però pure trattenute sulla busta paga che servono proprio a questo). Ma lo stop (per ora momentaneo) del progetto E Polis non paga solo le scelte avventate del suo editore, che comunque ha creato qualcosa di dirompente nel sistema editoriale italiano, ma anche un mercato editoriale asfittico. Dominato da grandi gruppi di interesse (economici e politici) che non hanno alcun interesse a una circolazione libera di notizie e pubblicità (oggi l’unica fonte di guadagno di giornali, tv, radio, internet, ecc. ecc.). Grandi gruppi che hanno il loro peso all’interno del sindacato. E che hanno sempre visto come un pericolo E Polis. Oggi questi gruppi esultano. Domani, probabilmente, cercheranno di seguire le orme del Grauso così tanto ridicolizzato. Ci hanno già provato in qualche modo con tentativi a dir poco ridicoli. Non è, quindi, ancora il tempo delle condanne e dei giudizi. Basta guardare a ciò che accade nel mercato editoriale europeo e nordamericano per rendersi conto che prima o poi i cambiamenti travolgeranno anche l’Italia. Le somme potranno essere tirate – forse – tra qualche anno. Nella speranza che E Polis nel frattempo sia rinata…

    Antonio

    03/08/2007 at 8:11 pm

  4. Beh, diciamo che i gruppi concorrenti hanno tirato un sospiro di sollievo. I colleghi che lavorano per questi gruppi possono anche brindare per i loro editori, ma fino a quando? Epolis tornerà. Dirompente come è stato sempre. E se non sarà l’Epolis che abbiamo conosciuto, saranno altri Epolis, con nomi differenti, magari che si muovono sul mercato europeo. E non dovranno combattere contro una lobby che paralzza il<mercato e con la complicità di tutti (sindacato incluso) impedisce che la libertà di stampa in questo paese cresca. Invece no. Loro vogliono che una oligarchia finanziaria controlli tutto e strozzi gli indipendenti. Poi quando il misfatto riesce brindano e condannano, ammonendo il mercato: nessuno deve fare concorrenza a questqa oligarchia. E i lettori? Vittime di interessi di bottega che fanno dell'editoria quotidiana italiana il fanalino di coda dell'informazione mondiale.
    Vecchia storia.
    Ma solo chi osa può vincere, i portaborse, al massimo possono festeggiare su una Cigs (breve, si spera)

    Cicci

    04/08/2007 at 10:46 am

  5. scusate ma questi giornali spuntavano come per magia dal SOLO lavoro dei giornalisti? E gli amministrativi? coloro che i vostri giornali li consegnavano all’alba??? chi si occupava di regolarne le distribuzione???? queste persone non hanno perso il lavoro????????????????
    complimentoni

    e gli altri???

    12/08/2007 at 9:06 pm


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