Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

La navicella spaziale vista da una carrozza

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Lo so, rischio di essere noioso, però continuo ad avere la sgradevole sensazione che l’editoria italiana (editori e giornalisti, I mean) continui a pensare che internet sia soltanto un altro mezzo con il quale è possibile distribuire notizie. Non capiscono (editori e giornalisti) che la carta stampata o la televisione – intesa come la televisione di oggi – possono sopravvivere, ma sono destinati sempre più a un ruolo di nicchia. Il concetto è più o meno quello che il presidente del New York Times, Arthur Sulzberger, disse all’inizio dell’anno a Davos: «I really don’t know whether we’ll be printing the Times in five years, and you know what? I don’t care either». Su una linea simile Jonathan Landman, vicedirettore responsabile dell’area digitale, che in un memo intitolato "Innovation" ha scritto: «Our online storytelling skills have evolved to the point where you really can get the whole story without reading a newspaper article». Come scrive Gawker, in un post titolato significativamente "No need for a newspaper", è difficile pensare a una tale evoluzione senza una redazione integrata e non più divisa fra carta stampata e online. Tanto per restare all’interno della stessa testata (ma negli Stati Uniti non è una tendenza isolata), è necessario citare My Times, già apprezzato come buon punto di partenza anche da uno che non è di bocca buona come David Weinberger. Parlo del New York Times, di un gigante dell’editoria, non dell’Eco di Paperopoli, con rispetto per Walt Disney. E intanto, sempre negli Stati Uniti, proliferano le testate, soprattutto locali, che escono soltanto online (l’ultima è il Savannah Daily News, nella Georgia, come leggo da Massimo Russo). Vero che anche l’online ha i suoi problemi e che non è tutto oro quel che luccica, ma questa non è una buona scusa per pensare che quel che luccica sia soltanto ottone.

Lo so, l’ho già detto varie volte, ma la miopia italiana mi lascia davvero sconcertato: ho l’impressione di essere all’interno di un sistema che non vuole o non riesce ad accorgersi delle trasformazioni e non riesce a guardare – con realismo e senza avventure – a un futuro neppure troppo lontano. Se pensiamo, come ho già scritto, che l’esame di giornalista è nella sostanza quello di decine di anni fa e che si fa ancora con la macchina per scrivere, abbiamo soltanto una piccola idea dell’arretratezza della nostra professione (parlo del sistema, non parlo di singoli che fortunatamente hanno imparato, spesso da soli, a trarre vantaggio da internet). E abbiamo un’idea dell’arretratezza di molti professionisti che considerano ancora con orgoglio i tempi pre-tecnologici come esempi che possono essere concretamente imitati ancor oggi. Mi sembra di essere su una carrozza a cavalli dalla quale dame e cavalieri dell’Ottocento guardano stupiti e increduli una navicella spaziale, vantando la maggior comodità ed eleganza dei sedili della carrozza.

Lo so, non mi sopportate più e pensate che non abbia niente altro e niente di meglio da dire. Ma in realtà quella che sto scrivendo, e che altri stanno dicendo meglio di me da un tempo ancor più lungo, è un grido di dolore e uno dei punti essenziali per il giornalismo di domani (non di dopodomani o dei nostri nipoti). Speriamo che se ne accorga un numero sempre maggiore di giornalisti. Chissà se in questo caso repetita juvant.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

18/09/2007 a 12:53 am

Pubblicato su Uncategorized

Una Risposta

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  1. No, bisogna ripeterlo, ripeterlo e se possibile ripeterlo. Neanche questa festa sul Titanic si interromperà, continueranno a ballare finché non saranno tutti con l’acqua alle ginocchia. Non ci sono alternative, in Italia l’unico modo per fare piazza pulita è aspettare il tristo mietitore, ce li porterà via uno ad uno e solo allora, si sarà portato via anche noi stufo di sentirsi ripetere certe cose, ci sarà la possibilità di aprire le porte al mondo.
    Intanto per non sbagliare noi continuiamo a ripetere.

    Miki

    18/09/2007 at 10:53 am


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