Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Archive for ottobre 2007

Giovani talenti a Nordest

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La presenza nel feedreader del blog di Stefano Quintarelli (e la sua lettura assidua) mi ha fatto imparare molte cose e mi ha di recente fatto scoprire Andrea Pia, un giovane e talentuoso concittadino che ha da poco aperto un blog (l’ultimo post sui contenuti wholesale e sulle piattaforme media digitali è preciso e chiaro perfino per un ignorantone come me). Per adesso ci conosciamo soltanto via mail, presto ci troveremo anche di persona. A meno che in questi giorni non nasca il tanto atteso Giulio 🙂

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30/10/2007 at 12:27 am

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Sarko, tu vuò fa l’americano

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Ma sei nato a Parigì, e si vede. Guardate, in questo filmato tratto da Repubblica Tv la faccia esterrefatta dell’intervistratrice della Cbs che chiede "What was unfair?". Più lo seguo e più sono convinto che a Sarkozy non piacciano gli Stati Uniti ma le americanate.

http://tv.repubblica.it/flashplayer/player_embed.swf

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29/10/2007 at 3:17 pm

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Noi cinguettiamo, loro informano sugli incendi in California

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Gli incendi in California hanno stimolato una discussione interessante sui blog americani. Non solo su come le mappe di Google possano essere utilizzate per dare notizie ai residenti e ai non residenti, ma anche sul possibile "uso civico" di un mezzo apparentemente frivolo come Twitter. Negli Stati Uniti gente come Robert Scoble o Dave Winer (due a caso) sta già usando Twitter in modo molto diverso da come facciamo noi in Italia, ma dal mio punto di vista la differenza la stanno facendo i grandi mezzi di informazione: da noi c’è Sky Tg24 e nessun altro (che io sappia), in Inghilterra e ancor di più negli Stati Uniti non si contano i mass media che hanno aperto un canale su Twitter (probabilmente la differenza sta anche nel fatto che, se intervistiamo gli amministratori delegati dei primi 20 giornali italiani, non credo siano molti coloro che conoscono Twitter; ma questo è un discorso diverso).
Per questo non c’è da stupirsi (ma solo da imparare) se Twitter viene usato per dare notizie utili ai cittadini della California: il miglior servizio è forse quello di una stazione radiotelevisiva come la Kpbs, ma di canali Twitter informativi ce ne sono anche altri (quello del Los Angeles Times, per esempio, o quello su San Diego che leggo all’interno dell’aggregatore di MindTouch; e c’è perfino il Twitter dei vigili del fuoco di Los Angeles). Senza dimenticare uno strumento utilissimo come la Twittermap. Insomma, da una grande sciagura come gli incendi in California sta forse emergendo un altro modo di comunicare e di fare protezione civile.

(Buona parte delle informazioni sono state tratte da Hypergene MediaBlog, da E-Media Tidbits e da Contentious, un blog di Amy Gahran. Se qualcuno fosse interessato, una buona raccolta di link sugli incendi californiani è stata creata su questa pagina della Society of Environmental Journalists).

AGGIORNAMENTO DELLE 23.45. Non posso non segnalare il punto di vista di Mario Tedeschini Lalli sui “nuovi strumenti narrativi/informativi”.

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26/10/2007 at 1:14 am

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Rignano Flaminio, da che pulpito vien la predica…

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Sequestri, censure e quant’altro già mi stanno sul gozzo per principio, quando si parla di libertà di espressione del pensiero, a prescindere dalle motivazioni. Se poi un gruppo di genitori dei bambini che avrebbero subito violenze nella scuola materna di Rignano Flaminio chiede anche il sequestro di un libro ("Ho visto l’uomo nero") per una presunta violazione della privacy sui minori, mi viene da pensare da che pulpito venga la predica. Parlano proprio loro, quei genitori che a suo tempo andavano in tv e sui giornali o che, se appartenevano al gruppo dei non invitati alle trasmissioni o dei non intervistati, non si dissociavano pubblicamente dagli altri. Spero che fra coloro che hanno chiesto il sequestro non ci sia anche quel padre che non ha avuto alcun pudore ad andare a "Porta a Porta" a raccontare in che modo evitava che il figlio potesse assistere ai suoi rapporti sessuali con la moglie.

(via Claudio Cerasa)

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

26/10/2007 at 12:38 am

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Editoria, quando una legge nasce male (con postilla sui link di Grillo)

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Niente, non c’è niente da fare: quel disegno di legge sull’editoria (quello con l’internet tax, tanto per capirci) è nato davvero male: prima quel testo che sembra obbligare i blogger all’iscrizione al Roc (Registro degli operatori di comunicazione), poi la rivolta di molti blogger e di Beppe Grillo, poi la retromarcia dell’autore, il sottosegretario Ricardo Franco Levi, e adesso il nuovo testo. Che qualche problema pare continui ad averlo. Stando a quanto scrive Repubblica.it è stato aggiunto un comma; Repubblica.it non attribuisce la frase a Levi tra virgolette, ma sostiene che quel comma, secondo Levi, "dice che sono esclusi
dall’obbligo di iscrivere al Roc i soggetti che accedono o operano su
internet per prodotti o siti ad uso personale e non ad uso collettivo". Mi limiterò a riprendere due commenti, uno di Giorgia Meschini e uno di Daniele Minotti. La Meschini ironizza ricordando la vecchia norma sulla detenzione di droghe, quella che parlava di uso personale: "non mi è chiara una cosa: fino a quanti grammi un blog può considerarsi ad uso personale?". In attesa di leggere il testo definitivo, è altrettanto pungente Minotti: "Un blog, secondo voi, e’ prodotto o sito ad uso personale? Se lo fosse veramente non vedreste queste pagine".

Vorrei fermarmi qui, ma ho un prurito sotto le dita e vado avanti per poche righe. Poche righe per Beppe Grillo. Sicuramente è stato fondamentale nella battaglia per la modifica del testo, altrettanto certo è che lui (o la sua redazione) non possono permettersi certi svarioni, proprio per l’importanza che il suo blog ha ormai assunto, volenti o nolenti. Prima di tutto non si capisce perché il disegno di legge continui a essere chiamato Levi-Prodi: Prodi ha sicuramente molti difetti, ma non risulta che abbia contribuito alla stesura di quel testo. Poi, pur apprezzando parte del giornalismo inglese, non capisco perché per ridicolizzare il disegno di legge sull’editoria – e soprattutto la parte che riguarda internet – venga utilizzato un articolo del Times: forse che i commenti stranieri sono più autorevoli di tanti commenti italiani? E comunque, se proprio si deve prendere il Times, almeno si metta il link al testo originale (qui la traduzione di Stefano Quintarelli), non quello a un riassunto pubblicato su Newsfood.com

AGGIORNAMENTO DELLE 12.20. Ne discute anche (del disegno di legge e del concetto di attività editoriale, non di Grillo) Elvira Berlingieri su Apogeonline. Con la consueta precisione.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

26/10/2007 at 12:16 am

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Scusate, mi lego a questa schiera (Canzone di giorno sulla capienza delle piazze di Roma)

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I grafici con la capienza di varie piazze di Roma li trovate qui, all’interno di questo post di Mario Tedeschini Lalli sul numero di coloro che hanno partecipato ad alcune manifestazioni degli ultimi anni, post che prende spunto da un articolo di Filippo Ceccarelli, a pagina 9 di Repubblica di oggi. L’articolo non è online, ma lo potete leggere qui, a casa di Luca Sofri. Alessandro Gilioli qualche perplessità sui numeri l’aveva avuta già domenica scorsa, guardando dal balcone di casa; senza calcoli scientifici sotto mano e abitando a 600 chilometri di distanza Paolo Calia, un amico e collega che di manifestazioni ne ha seguite parecchie, aveva scritto, sempre domenica:

Un milione di persone ogni volta che una
manifestazione riempie Roma, sempre nelle stesse piazze. Mai un
manifestante di meno, anche se a protestare sono i collezionisti di
vasi cinesi. Non dico che la cosa puzzi di bruciato, però…

Non ho molto altro da aggiungere a ciò che ha scritto l’inclito palco, se non che mi aspetto una maggior precisione la prossima volta. Anche se sono un po’ scettico, proprio a partire da una citazione fatta da Mario di Alex S. Jones, ex giornalista del New York Times e direttore dello Shorenstein Center on the Press, Politics and Public Policy a Harvard: "C’è un vecchio detto nel giornalismo: la gente vede solo quello che crede". Aggiungo che, se non fosse vero, non esisterebbero molti giornali che partono da tesi precostituite e intorno a quelle tesi plasmano gli articoli. Quindi anche la prossima volta, da destra o da sinistra non importa, qualcuno sarà costretto a dire di aver portato in piazza almeno il doppio di manifestanti del suo avversario. E anche la prossima volta ci saranno giornali che spareranno acriticamente quelle cifre e altri che, altrettanto acriticamente, le smentiranno. Con buona pace di chi vorrebbe veder prevalere un altro tipo di giornalismo, che di solito vende meno.

AGGIORNAMENTO DEL 24 OTTOBRE ALL’1.15. Da conservare in memoria anche questo post di Antonio Sofi.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

23/10/2007 at 3:28 pm

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Blogger Vs. Journalists is over

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Bella scoperta, mi direte. Il titolo, in realtà, è una frase di Jay Rosen ritrovata in un bel post di Antonella Napolitano (alias Svaroschi; o Svaroschi alias Antonella?) e non è così scontato. Nonostante tutti i proclami che periodicamente si leggono in rete e fatta salva qualche rara eccezione, la diffidenza fra le due categorie continua ed è bidirezionale. Con il risultato che il sottoscritto ogni tanto ha qualche crisi d’identità.  😉   E poi bisognerebbe anche scrivere una volta di più (non fa mai male) che blogger e giornalisti non sono categorie omogenee, che blogger è anche questa Silvia e giornalista (in Italia) è chiunque abbia uno stramaledetto tesserino dell’Ordine, qualsiasi sia il lavoro reale che fa. Spero che almeno su una cosa si sia d’accordo: stiamo parlando di blogger e giornalisti di informazione, al massimo di infotainment.

Mi fermo qui. Non perché non ci siano altre cose da dire, ma perché questo post era soltanto un pretesto per mettere un segnalibro su quel post di Antonella (che contiene ottimi riferimenti e link), con la speranza che la frase di Rosen presto si avveri. Concludo, ma non prima di aver segnalato ciò che ha scritto Massimo Russo su una cronaca multimediale apparsa sul St. Louis Post-Dispatch. O noi giornalisti capiamo la direzione nella quale muoverci o verrà un giorno nel quale molti di noi capiranno che l’informazione non appartiene più loro. Saranno tutti quelli che credono ancora che internet sia una moda, o un fenomeno passeggero, o al massimo qualcosa da affiancare al giornalismo tradizionale. Per questo qualche giorno fa ho scritto su Ordine e sindacato (e lo ripeto): "L’aggiornamento di regole e leggi si impone, altrimenti saranno i fatti ad aggiornare "di forza" Ordine e sindacato".
 

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

23/10/2007 at 12:37 am

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