Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Telefonino in classe: poliziotti protagonisti, giornalisti poco critici

with one comment

Quando si scrivono articoli soltanto sulla base delle conferenze stampa o delle note per la stampa di carabinieri e polizia, è inevitabile che finisca così: che si scrivano articoli imprecisi, o quantomeno non completi. La giustificazione è sempre quella, almeno per la maggior parte di giornali e tv: c’è molto meno tempo di prima per approfondire le notizie e in molte redazioni si bada alla quantità più che alla qualità. Ed è vero (senza che questo diventi un alibi per i nullafacenti).

Premessa lunghetta per parlare del caso del ragazzo di Imperia che ha effettuato riprese con il telefonino in classe e che ora rischierebbe una multa di migliaia di euro per aver violato il codice della privacy. Daniele Minotti critica i giornali che hanno scritto sull’episodio e ha ragione, ma io avrei messo più enfasi sul modo in cui la polizia ha diffuso la notizia. Daniele ha ragione perché per una corretta informazione – al di là di tutte le altre questioni che lui affronta nel post – sarebbe stato necessario scrivere che il "codice in materia di protezione dei dati personali" (che potete chiamare codice della privacy o decreto legislativo 196 del 30 giugno 2003 a seconda che abbiate la tendenza alla semplificazione o all’onanismo cerebrale) non prevede soltanto il consenso alla divulgazione dei dati. All’articolo 5 c’è scritto anche: "Il trattamento di dati personali effettuato da persone fisiche
per fini esclusivamente personali e’ soggetto all’applicazione del
presente codice solo se i dati sono destinati ad una comunicazione
sistematica o alla diffusione". E chi dimostrerà le intenzioni di quel ragazzo?

Lo vedremo, sempre che stampa e tv si preoccupino di comunicarci le evoluzioni del fatto con lo stesso rilievo con cui hanno riportato la prima notizia. Resta il fatto che, almeno questa volta, credo che la responsabilità maggiore della confusione sia della polizia. Provate a leggere queste dichiarazioni trascritte su Repubblica.it (e in tv ne ho sentite di analoghe, sempre da parte di poliziotti): «Lo studente – ha spiegato il dirigente della polizia postale, Ivan
Bracco – ha violato l’articolo 13 sulla privacy e in particolare
l’omissione dell’informativa che bisogna attuare in casi di questo
genere soprattutto con i video». I giornalisti saranno anche stati colpevoli (dopo) per non aver approfondito la notizia, ma se qualche poliziotto avesse spiegato al preside della scuola che esisteva anche l’articolo 5 del codice della privacy, di quel ragazzo e di quel telefonino non si sarebbe mai saputo nulla. Però così la polizia – e la polizia postale di Imperia, che non credo abbia molte occasioni per farlo – non sarebbe finita su giornali e telegiornali; e allora il caso è stato stiracchiato, pur di farlo diventare una finta notizia. Per dirla con l’Oscar Wilde di Lady Windermere’s Fan: «I can resist everything except temptation».

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

14/10/2007 a 12:31 am

Pubblicato su Uncategorized

Una Risposta

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  1. OK… finalmente qualcuno si sta muovendo seriamente contro questa invasione continua della privacy…
    Capisco l’aspetto goliardico della cosa, sempre a svantaggio del malcapitato, sia esso professore che compagno di scuola.
    Ci sono persone che vanno in giro davvero a caccia dello “sccop” alla Corona, capaci poi di ricattare la vittima… sarà un caso estremo… ma bisogno iniziare a far capire che le riprese fatte con il telefonino NON devo invadere la sfera personale delle persone!!!
    E vadano a cagare tutti i ragazzini e pensino davvero a studiare, perché avremo una classe dirigente ancor peggiore di quella che abbiamo adesso!!!

    amosgitai

    14/10/2007 at 12:11 pm


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