Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Archive for novembre 2007

Da aggiungere ai segnalibri

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Daniele Minotti ha creato su Penale.it una sezione dedicata alla stampa. L’ho già messo nella colonna di destra, nella sezione dei mass media. Se avete qualche interesse nella materia fate lo stesso, garantisco io.

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29/11/2007 at 1:23 am

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La redazione integrata del New York Times

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Un video, pubblicato su CyberJournalist, mostra come funziona l’integrazione fra le varie redazioni al New York Times

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John Landman, deputy managing editor: «A really good newspaper newsroom is a place where a lot of very good brains come together». Attualmente sono nel periodo pessimista e sono convinto che esistano poche redazioni davvero buone.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

28/11/2007 at 8:14 am

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Al Piccolo soffia una bora piuttosto forte

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Secondo "Pazzo per il Piccolo", un interessante blog che descrive dall’interno ciò che accade nel giornale principale di Trieste, un blog "nato per far qualcosa di positivo per il giornale", l’atmosfera in redazione non è delle migliori e c’è molta preoccupazione per il calo di copie. Ne è uscita la proposta di una riunione per cercare di risollevare le sorti del quotidiano del gruppo Espresso. Sono arrivate già quattro adesioni in cui si propone che la riunione avvenga fuori dalla redazione. C’è anche chi ha usato toni che pensavo appartenessero soltanto alla tradizione leghista: "rimettiamo in piedi il Piccolo, prima che il romano di turno lo uccida per sempre".

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

28/11/2007 at 7:58 am

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Io sto dalla parte di Tacito

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Da un articolo di Francesco Merlo su Repubblica che ho trovato su Macchianera insieme alle risposte di Filippo Facci e di Mario Cervi:

Addirittura penso che nell’attuale Italia delle fazioni armate il
giornalista più affidabile è quello consapevolmente fazioso, perché la
consapevolezza gli detta la deontologia; il sapersi fazioso e il fare
sapere che è fazioso lo costringono a non esserlo, e comunque tutta la
sua attività professionale è trasparente e leale. Nella sua
consapevolezza faziosa c’è infatti la dichiarazione di lealtà rispetto
al lettore o al telespettatore

Dalle Historiae di Tacito:

Sed ambitionem scriptoris facile averseris, obtrectatio et livor pronis auribus accipiuntur; quippe adulationi foedum crimen servitutis, malignitati falsa species libertatis inest

(Ma è facile rifiutare la cortigianeria di uno storico, mentre la calunnia prodotta dall’astio trova orecchie ben disposte: perché l’adulazione implica la pesante taccia di servilismo, nella maldicenza, invece, si profila un falso aspetto di libertà)

Merlo è uno che mi è sempre piaciuto e l’ho seguito dal Corriere a Repubblica, ma stavolta non posso che dar ragione a Tacito (l’argomento è lo stesso, nonostante apparenze e stili diversi).

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

28/11/2007 at 12:40 am

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In difesa dell’impossibile, ossia dei giornalisti

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Come accade spesso nel mondo dei blog, dove nascono dal nulla conversazioni senza che queste siano giustificate da qualche fatto esterno (ed è positivo), è in corso il "tiro al giornalista". Non metterò link, perché sarebbero tanti, ma la tesi di fondo è: cari giornalisti, non parlate di internet senza conoscerla e non parlate di internet soltanto quando avviene qualche fatto negativo, perché così date una visione distorta della rete. La postilla è: continuate così tanto, così come siete conciati adesso, siete destinati alla distruzione.

Che una parte di giornalisti non conoscano internet è vero, a partire da quel Bruno Vespa che ne parla come di una cosa spaventosa e ammette di non sapere che cosa sia. Se è legittimo non avere alcun interesse per internet (io, per esempio, non ho alcun interesse per la danza classica), non è altrettanto legittimo influenzare l’opinione pubblica con tesi tranchant, dette durante una trasmissione seguita da milioni di persone, su un argomento che non si conosce (se andassi a "Porta a porta" non mi permetterei mai dire che la tal ballerina è scarsissima). Nessuno ci obbliga a parlare di internet e, se si deve farlo, si può lasciare il microfono ad altri.

Diverso è il momento in cui la rete diventa protagonista in occasione di delitti aut similia.

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Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

21/11/2007 at 10:24 am

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L’Ansa brucia tutti: con Android Google ha sbagliato

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Vi ricordate la storia del concorso da 10 milioni di dollari, messi in palio da Google per gli sviluppatori delle migliori applicazioni per Android, il developer challenge? L’Italia è stata esclusa perché, secondo Google, la legge italiana aveva restrizioni che non permettevano quel concorso. Google si sbaglia, ma a scriverlo finora erano stati Guido Scorza e pochi altri blogger. Adesso anche i grandi mezzi di comunicazione lo riportano e, primo fra tutti, l’Ansa. Sia su internet sia con un lancio da Trieste delle 16.57:

Google viene «corretto» dalla stessa Rete internet sulla decisione di escludere l’Italia dal concorso internazionale da 10 milioni di dollari legato allo sviluppo della piattaforma per cellulari «Android».

È il blog di Guido Scorza (www.guidoscorza.it), ricercatore in informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie e docente alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna, a fornire la soluzione agli sviluppatori italiani che volessero partecipare al «contest» internazionale.

Google aveva comunicato nei giorni scorsi che dall’«Android Challenge» erano esclusi, oltre che gli italiani, anche gli abitanti della regione canadese del Quebec per non meglio specificate «restrizioni locali», probabilmente legate alla necessità di immobilizzare su un conto corrente l’intero ammontare del premio, e di assegnarlo davanti a un notaio.

Da ieri la soluzione sta facendo il giro dei blog nazionali: Scorza «suggerisce» ai legali che assistono Google di leggere l’articolo 6 del Dpr 430 del 2001, che regola i concorsi e le operazioni a premio, e che esclude da queste restrizioni i concorsi per la produzione di opere letterarie, artistiche o scientifiche, la presentazione di progetti o studi in ambito commerciale o industriale. Il premio, in questi casi, viene considerato come «corrispettivo di prestazione d’opera» o come «riconoscimento del merito personale o un titolo d’incoraggiamento nell’interesse della collettività».

«Un’iniziativa quale l’Android Challenge – commenta il docente-blogger – rientra certamente in tale esclusione e, quindi a essa non si applica la speciale disciplina che potrebbe aver scoraggiato Google, con la conseguenza – conclude Scorza – che sarebbe auspicabile un’immediata sua riapertura anche al pubblico italiano».

AGGIORNAMENTO DEL 24 NOVEMBRE ALLE 10.30. Sul blog di Google Italia Stefano Hesse spiega la posizione ufficiale di Google, ma non convince del tutto. E le conclusioni di Google non convincono neppure Guido Scorza che era stato fra i primi (o il primo) a dire che Google aveva letto male la normativa italiana.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

18/11/2007 at 7:23 pm

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Perché negli Stati Uniti non c’è bisogno dell’Ordine dei giornalisti

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Senza demonizzare l’Italia o santificare l’America, il motivo è molto semplice: negli Stati Uniti tutti i principali giornali hanno dei codici etici che i cronisti e i capi devono rispettare. E, se questo non accade, si rischia anche il licenziamento. Io, invece, su una cosa gravissima che potete leggere sul blog di Federico Ferrazza, ho inviato una segnalazione agli Ordini dei giornalisti del Lazio, della Lombardia e del Veneto (tutti e tre interessati in qualche modo) e non mi risulta che qualcuno abbia ancora preso provvedimenti (era il 25 luglio quando il post fu pubblicato).

A proposito di codici etici: quello del New York Times, per esempio, è questo. Mario Tedeschini Lalli, in un post di un mese fa, ne tradusse una parte che riguarda le interviste e ciò che può essere messo tra virgolette:

I lettori dovrebbero poter ritenere che ogni parola tra virgolette sia
ciò che l’interlocutore ha detto o scritto. Il Times non ‘ripulisce’ le
citazioni… Non c’è bisogno di ricordare che falsificare una qualunque
parte di un pezzo di informazione giornalistica
non può essere tollerato e come conseguenza automatica avrà un’azione
disciplinare, che potrebbe comprendere l’interruzione del rapporto di
lavoro.

Pensate se questa norma fosse applicata in un qualsiasi giornale italiano…

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

18/11/2007 at 5:19 pm

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