Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Del giornalismo, ossia “la rivoluzione necessaria” (il lifting non basta)

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Chi può ricordare (sono tra quelli, ahimé) come si lavorava in una redazione vent'anni fa sa che il giornalismo di adesso è un mestiere diverso. Non per le regole fondamentali, che sono sempre le stesse (ricerca accurata, verifica, applicazione di regole deontologiche) quanto per il modo e le tecniche con cui quelle regole vengono applicate. C'è chi ha seguito quell'evoluzione, la apprezza e cerca di trarne vantaggio; chi l'ha seguita per mera necessità; chi l'ha subita, intimamente rimpiange i tempi andati e cerca di stare il più possibile alla larga da tecnologie che non siano un computer usato come una macchina per scrivere. Nel mezzo, fra una figura e l'altra, moltissime sfumature.

Quello che da anni cerco di dire, e meglio lo fanno maestri che con i loro scritti hanno e avranno sempre moltissimo da insegnarmi, è che quell'evoluzione è necessaria. Anzi, siamo arrivati anche in Italia al momento della rivoluzione, al punto di non ritorno. Da che cosa lo si capisce? Io ho un indicatore personale, almeno per quanto riguarda l'ambiente che conosco meglio, ossia quello dei giornali, ed è la diffusione. Fermatevi prima di dire "bella scoperta!". Voglio dire che una volta un giornale, quando andava male, andava male soprattutto per ragioni interne: perché era gestito male, perché aveva perso il contatto con i propri lettori, perché i giornalisti migliori se n'erano andati, perché non era stato in grado di organizzare operazioni di marketing a livello della concorrenza. Adesso non è più così: adesso stiamo avvicinandoci al momento nel quale un giornale (intendo il giornale di carta) è destinato ad andare male anche se è il più bello d'Italia, con la grafica migliore, giornalisti bravi e un management capace. Gli exploit alla Libero, a prescindere dai motivi dell'exploit di Libero, sono destinati a essere sempre più rari, più difficili e più limitati nel tempo. Il motivo è semplice: è cambiata la società dell'informazione e sono cambiati i mezzi d'informazione. Per questo il giornalismo, pur continuando a conservare la propria anima, deve cambiare pelle. Stavolta il lifting non basta.

Se siete riusciti ad arrivare fin qui, vi chiederete come mai ho scritto questo post, che non aggiunge nulla di nuovo a quello che ho scritto finora. Volevo arrivare a mettere un punto, andare a capo e cominciare a scrivere insieme a qualche altro collega – non necessariamente con il tesserino dell'Ordine – l'iniziale maiuscola (sì, uso ancora la maiuscola dopo il punto) della prossima frase del manuale del giornalismo italiano. Che sarà una frase lunga e completamente diversa da quella precedente. Il momento è difficile, di fronte abbiamo gruppi editoriali che non mi pare abbiano capito benissimo la direzione da prendere e che a volte ostacolano, più che aiutare, il lavoro dei giornalisti più capaci. Detto questo è necessario che i giornalisti prendano in mano la situazione, lascino indietro i colleghi che non hanno alcuna voglia di seguirli

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

05/11/2007 a 2:29 am

Pubblicato su Uncategorized

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