Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Chi ha paura dei giornali e della televisione?

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Massimo Mantellini e Alessandro Gilioli si sono scambiati qualche educato colpo di fioretto sulla liceità o meno dell’utilizzo di fotografie e altro materiale trovato su internet (Mantellini 1GilioliMantellini 2). Discussione interessante nella quale – lo dico soltanto per i due o tre che fossero interessati – sto dalla parte di Gilioli più che da quella di Mantellini. Un motivo l’ho spiegato in un commento al primo post di Massimo:

D’accordo sul fatto che il diritto di cronaca non possa giustificare
qualunque cosa. Credo invece che qualunque cosa messa in rete e non
criptata sia di pubblico dominio. Il che giustifica il suo utilizzo, se
si tratta di un utilizzo corretto, che non stravolga il senso di ciò
che viene riprodotto.

Insomma, per dirla terra terra: se non voglio correre il rischio
che qualche malintenzionato (un giornale o un singolo sul suo blog)
mostri al mondo intero ciò che ho fatto, basta che lo scriva su un
quaderno da tenere a casa o che lo registri su un cd da conservare in
studio.

Il secondo motivo è presto detto ed è riassumibile nel titolo del post. Voglio prescindere da questioni legali legate al diritto d’autore e alla legge sulla privacy (una delle leggi più citate e meno conosciute d’Italia) e sono d’accordo con Massimo quando dice che internet è "una parte liberamente accessibile della nostra privatissima casa". Proprio per questo mi chiedo: se ho lasciato che per anni e anni chiunque, conosciuto o sconosciuto, entrasse in un angolo di casa mia costruito su internet e vedesse come l’ho arredato, perché dovrei aver paura di qualche migliaio di lettori di un articolo di un giornale o di telespettatori che per un giorno potrebbero vedere un mobile o un soprammobile preso da una di quelle stanze liberamente accessibili? Come sempre il problema è uno solo e non riguarda né la liceità legale né quella etica, riguarda l’educazione di chi entra in quelle stanze di casa mia. Est modus in rebus, su internet come sui giornali. Come ho scritto in un altro commento al primo post di Massimo: "Poi ci sono anche i pirati, ma quelli non si cancellano con una legge o con un codice etico".

Prima di criticare giornali e giornalisti (che spesso fanno del loro meglio per esporre il petto alle fucilate nemiche) io me la prenderei invece con qualche utente di internet che della rete ha capito ben poco e che fa una difesa dell’anonimato su internet tirando in ballo perfino la notorietà della sua famiglia. Lo prendo come un esempio, il primo che mi viene in mente, ma è purtroppo un atteggiamento diffuso. Copio e incollo da un altro commento a Mantellini: "uso flickr da anni e altri social da poco: rendo pubbliche solo le foto
neutre, praticamente nessuna foto personale, di amici famiglia etc.

in più uso una decina di nick e mai il mio nome, sorry, sarà
obsoleto ma in fondo sono un provinciale e la mia famiglia è molto
nota: pettegoli, impiccioni, invidiosi, e anche veri e propri
molestatori ne ho incontrati già abbastanza in real life
". Come se quello di internet fosse un mondo separato e separabile dalla "real life", fra l’altro.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

11/11/2007 a 1:03 am

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