Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

In difesa dell’impossibile, ossia dei giornalisti

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Come accade spesso nel mondo dei blog, dove nascono dal nulla conversazioni senza che queste siano giustificate da qualche fatto esterno (ed è positivo), è in corso il "tiro al giornalista". Non metterò link, perché sarebbero tanti, ma la tesi di fondo è: cari giornalisti, non parlate di internet senza conoscerla e non parlate di internet soltanto quando avviene qualche fatto negativo, perché così date una visione distorta della rete. La postilla è: continuate così tanto, così come siete conciati adesso, siete destinati alla distruzione.

Che una parte di giornalisti non conoscano internet è vero, a partire da quel Bruno Vespa che ne parla come di una cosa spaventosa e ammette di non sapere che cosa sia. Se è legittimo non avere alcun interesse per internet (io, per esempio, non ho alcun interesse per la danza classica), non è altrettanto legittimo influenzare l’opinione pubblica con tesi tranchant, dette durante una trasmissione seguita da milioni di persone, su un argomento che non si conosce (se andassi a "Porta a porta" non mi permetterei mai dire che la tal ballerina è scarsissima). Nessuno ci obbliga a parlare di internet e, se si deve farlo, si può lasciare il microfono ad altri.

Diverso è il momento in cui la rete diventa protagonista in occasione di delitti aut similia.

L’errore sta in frasi come questa, lette in una cronaca che parlava del ragazzo finlandese che ha fatto una strage a scuola): "Il teen-ager è stato trovato in possesso di un arsenale che doveva
servire per attaccare la ex scuola. Aveva anche uno spazio su YouTube
". Si fa intendere che avere un fucile o un account su YouTube abbiano la stessa pericolosità. Ma non è sbagliato in sè parlare di internet soprattutto quando accadono fatti negativi.

Proviamo a considerare due aspetti:
1. Internet, come è stato fatto notare, non è soltanto lo spazio delle conversazioni, è anche un "mondo" (o una parte del mondo attuale) dove è possibile commettere nefandezze analoghe a quelle che avvengono nella vita reale (o nella parte della vita reale dalla quale internet è esclusa).
2. Parlare di coltelli non è di per sè negativo, si può parlare dell’arte di chi li costruisce a Maniago; ma è più probabile che accada perché qualcuno ha ammazzato qualcun altro a coltellate. E parlare di internet non è negativo, ma è probabile che avvenga quando si scoprono casi di pornopedofilia in rete.

Non sentitevi attaccati quando leggete o sentite la parola internet o la parola blog collegati a un omicidio: i giornali e le tv lo fanno e lo continueranno a fare soprattutto in quelle occasioni e relegheranno dibattiti sul significato della rete a spazi meno visibili. Ma è normale: scendete nella strada sotto casa e provate a chiedere a un passante se negli ultimi giorni ha letto più del delitto di Perugia o di "Everything is miscellaneous". Ed evidentemente una parte del racconto del delitto di Perugia è legato anche ai contenuti dei blog dei protagonisti, vittime o carnefici che siano. Sapete, non è che molti di noi giornalisti non sappiamo nulla della rete, è che spesso lavoriamo per giornali, radio, televisioni o siti internet che fanno cronaca. Una volta si scriveva che Tizio, prima di morire, aveva scritto una frase rivelatrice nel suo diario, e non è che per questo si criminalizzasse la pratica di tenere diari. Ora si parla dei blog, tutto qui. L’importante è sapere che "est modus in rebus": quando si citavano i diari e quando si scrive dei blog.

L’ultima conclusione mi pare chiara: tutti dobbiamo migliorare e, nei periodi di transizione, alcuni sbandamenti sono normali, ma non vi libererete tanto facilmente di noi giornalisti. Mettiamola così: speriamo che non riusciate a liberarvi tanto facilmente di noi giornalisti, ossia delle persone che vi danno notizie – a prescindere dal mezzo che usano e useranno per trasmetterle – dopo averle verificate. Speriamo che non ci riusciate, magari affidando la vostra informazione a quella che vi piace chiamare con parola altisonante "controinformazione". Potrebbe essere un brutto momento per la storia della democrazia (resta poi da discutere se la democrazia sia davvero il miglior sistema possibile di governo, ma questo è un dibattito che per ora appartiene agli studiosi di politologia).

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

21/11/2007 a 10:24 am

Pubblicato su Uncategorized

6 Risposte

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  1. concordo in parte con te, da giornalista e da internettiano (da giornalista e da mamma, direbbe la Palombelli).
    ma mi viene in mente un esempio: quale giornalista – a proposito del teenager finlandese – avrebbe mai detto o scritto “aveva un arsenale e un telefono cellulare” oppure “aveva un arsenale e una casella di fermo posta”?

    aelred

    21/11/2007 at 4:57 pm

  2. Rimango sbalordita: non ami la danza classica?!
    Sono pienamente d’accordo, il problema è che Vespa – ma come lui molti – influenza l’opinione pubblica non solo su Internet. Vogliamo parlare del caso di Cogne? Vogliamo ricordare il contratto con gli italiani, eccetera, eccetera, eccetera? Vabè…la percezione che le persone hanno di internet rimane comunque variegata e il condizionamento, a mio parere, riguarda solo coloro che del web ne sanno poco o nulla. Internet non è il demonio, è uno strumento, la responsabilità del suo uso dipende da chi lo adopera.

    beatrice

    21/11/2007 at 7:53 pm

  3. io ho un grande rispetto per i giornalisti. veramente. solo che credo che il periodo d’oro, almeno quello dei grandi nomi ormai scomparsi, sia terminato.
    ma questo non è colpa dei giornalisti, ma piuttosto dei proprietari dei giornali che, specialmente negli ultimi anni, fanno un gran ricorso a precari che si possono facilmente tenere per il collo. ma questo è valido in ogni azienda. le direzioni si avvalgono più volentieri di consulenti a progetto, o neoassunti ex precari, i quali faranno sempre e comunque quel che vuole la Direzione, visto che è grazie a loro che lavorano. è perfettamente umano, questo, ed io non credo mi comporterei diversamente.
    hai detto una frase da sottolineare con tutti i tipi di plug-in ottici e sonori: il giornalista che verifica la notizia.
    la scarsa credibilità di cui godono i quotidiani fa in ogni caso il paio con la scarsa stima verso i nostri rappresentanti in parlamento.
    faccio un esempio: silvio berlusconi prosciolto dal reato di falso in bilancio. hanno applicato una sua legge, e vabbè. finito il processo, il reato di falso in bilancio è tornato ad essere un vero reato, con tanto di reclusione.
    una notizia di questo genere non è che abbia avuto, almeno come la sto dando io, una grande risonanza. berlusconi assolto, prima notizia. il falso in bilancio nuovamente reato, altra notizia, data in fondo o in un’altra parte del giornale o del telegiornale, o magari qualche giorno dopo.
    non vorrei essere ancora più lungo, e quindi noioso, con altri esempi magari al contrario.
    solo, non vorrei aver letto chimsky e qualcun altro, negli ultimi tempi.
    e però, questo tuo post mi fa tornare un po’ di ottimismo: probabilmente altri non avrebbero speso del tempo per difendere la categoria dei giornalisti, almeno non in un blog.

    Ice Kent

    21/11/2007 at 11:30 pm

  4. In realtà dissento su un punto: se un giornalista non ama la danza classica, pazienza. Ma un giornalista che non provi interesse per Internet è esattamente come un giornalista che si opponga all’uso del telefono. Internet è un mezzo di comunicazione: più vasto e ramificato del telefono, certo, ma sempre mezzo di comunicazione è. E un giornalista che non la sa usare è come una ballerina che non mette le scarpette a punta: sarà sempre qualcosa di incompleto.

    Giulia

    23/11/2007 at 8:58 am

  5. Quel che tu scrivi è in effetti vero; però l’errore che molti giornalisti stanno commettendo è di utilizzare un argomento, in parte sconosciuto alla massa, (prova a chiedere cosa sia un blog o YouTube a un “non addetto ai lavori” e vedrai che il concetto non è così chiaro) per fare notizia, per attirare l’attenzione!
    Per esempio la frase “Il teen-ager è stato trovato in possesso di un arsenale che doveva servire per attaccare la ex scuola. Aveva anche un cellulare” non fa scalpore, perchè tutti quanti conoscono cos’è un cellulare, nessuno si sognerebbe di associare il cellulare al male…
    Ma la frase “Il teen-ager è stato trovato in possesso di un arsenale che doveva servire per attaccare la ex scuola. Aveva anche uno spazio su YouTube” fa sicuramente scalpore, fa scalpore e induce coloro che non hanno conoscenza su Youtube, Blog ecc. a cadere nell’errore di associare questi strumenti come qualcosa “di brutto”!
    Questo esempio potrebbe essere valido anche per altri settori e campi, e proprio per questo il giornalista ha una grande responsabilità, come ha una responsabilità il blogger o chiunque faccia informazione; se un Vespa se ne esce a dire che Internet è il male è probabile che qualcuno gli creda… esattamente come quando io e Gaspar ci siamo scambiati i blog e i lettori credevano a quello che leggevano sul blog di Gaspar, anche se non era lui a scriverlo, anche se io appositamente scrivevo post improbabili per lui.
    Penso alla fine che ci vorrebbe un maggior controllo in questo senso, un controllo che prima di tutto dovrebbe partire dalla persona stessa, (sempre per tornare all’esempio di prima, Vespa che dice di non conoscere Internet e per questo crede che sia una cosa spaventosa è inaccettabile per uno che parla a milioni di persone) ma anche un controllo che possa evitare certe situazioni create espressamente da chi cerca a tutti i costi l’articolo che faccia scalpore senza riflettere troppo su quello che sta scrivendo.

    Andrea Perotti

    23/11/2007 at 9:41 am

  6. In difesa dei giornalisti

    Lultima conclusione mi pare chiara: tutti dobbiamo migliorare e, nei periodi di transizione, alcuni sbandamenti sono normali, ma non vi libererete tanto facilmente di noi giornalisti. Mettiamola così: speriamo che non riusciate a liberarvi tant…

    No Marketing

    15/12/2007 at 3:55 pm


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