Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Tre business models per un giornale

with one comment

1. La pubblicità riempie spazi lasciati liberi da un’informazione forte.
2. L’informazione riempie spazi lasciati liberi da una pubblicità forte.
3. Non si capisce più nulla, e la cosa non è casuale.

Le altre sono – per ora, almeno – tutte varianti di questi tre modelli iniziali (dove per giornale non si intende soltanto quello cartaceo ma qualsiasi sistema per trasmettere informazione). Il primo modello pare in netto declino, sarebbe interessante leggere qualche studio per capire se abbia davvero un futuro.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

28/12/2007 a 9:36 am

Pubblicato su Uncategorized

Una Risposta

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  1. A questo proposito segnalo un’iniziativa che, forse, hai già ripreso sul tuo blog, e che testimonia della difficoltà di dare vita a un’informazione di tipo diverso. Succede negli Stati Uniti, potrebbe essere possibile in Italia? Di seguito un estratto da una ricerca che sto compiendo su Informazione e giornalismo che sto compiendo per conto dell’Ejo.
    Iniziative non profit. Vi è un altro filone che sta emergendo nel mondo della stampa. Iniziative non profit come quella di Pro Publica , iniziativa finanziata da una coppia di ricchi signori californiani, i Sandler, che hanno deciso di sostenere, attraverso la propria Fondazione, con 30 milioni di dollari, la creazione della più grande redazione giornalistica investigativa degli Stati Uniti. Il direttore della redazione, Paul Steiger, viene dal Wall Street Journal e anche gli altri 23 reporter sono stati scelti tra i più importanti mezzi d’informazione americani. Il loro compito sarà fare inchieste e regalarle a quotidiani e settimanali, scegliendo di volta in volta il giornale più adatto. I reporter di Pro Publica lavoreranno con tempi lunghi, e metteranno il naso nel mondo della Politica, delle grandi istituzioni e dell’economia.
    La crisi del mercato editoriale e la rivoluzione tecnologica in corso – si legge nella overview di presentazione dell’attività – stanno causando una serie di effetti collaterali. Tra questi la svalutazione e la sempre più marcata assenza di spazi informativi dedicati a sviluppare giornalismo investigativo nell’interesse pubblico. Le aspettative di margini di profitto e guadagni a breve periodo nel mercato azionario mettono in difficoltà le società che controllano quasi tutte le più importanti testate giornalistiche nel finanziare un giornalismo di qualità che richiede tempi operativi di lunga durata. E’ vero che il numero e la varietà di piattaforme editoriali sta esplodendo sotto l’effetto di Internet, ma pochissime realtà si dedicano a un giornalismo investigativo. Ci confrontiamo con un mondo dove proliferano le opinioni, ma le fonti di notizie sulla base delle quali vengono espresse queste opinioni si sta rapidamente restringendosi. I più considerano questo tipo di giornalismo un lusso che non si possono permettere”.

    Piero Macrì

    02/01/2008 at 2:12 pm


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