Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Lo scooter e il camion (sottotitolo: fra de Bortoli e il Cdr io scelgo de Bortoli)

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Non è alto tradimento dei valori sindacali, è soltanto la speranza che il giornalismo sopravviva. Con l'inevitabile premessa che è difficile dare un giudizio completo quando non si conosce la situazione dall'interno (e anche all'interno ci sono spesso pregiudizi che sviano), devo dire che dovendo scegliere fra Ferruccio de Bortoli e il Comitato di redazione del Corriere della Sera, io preferisco de Bortoli. Lo so, non sono il primo a dirlo, ma è questo un buon motivo per non parlare? No.

Ecco i link per leggere la lettera di de Bortoli e la risposta del Cdr, che ha proclamato i due giorni recenti giorni di sciopero.

Scelgo un lungo e centrale passaggio della lettera del direttore del Corriere:

L'industria alla quale apparteniamo e la nostra professione stanno cambiando con velocità impressionante. In profondità. Di fronte a rivolgimenti epocali di questa natura, l'insieme degli accordi aziendali e delle prassi che hanno fin qui regolato i nostri rapporti sindacali non ha più senso. Questo ormai anacronistico impianto di regole, pensato nell'era del piombo e nella preistoria della prima repubblica, prima o poi cadrà. Con fragore e conseguenze imprevedibili sulle nostre ignare teste.

Non è più accettabile che parte della redazione non lavori per il web o che si pretenda per questo una speciale remunerazione. Non è più accettabile che perduri la norma che prevede il consenso dell'interessato a ogni spostamento, a parità di mansione. Prima vengono le esigenze del giornale poi le pur legittime aspirazioni dei giornalisti. Non è più accettabile che i colleghi delle testate locali non possano scrivere per l'edizione nazionale, mentre lo possono tranquillamente fare professionisti con contratti magari per giornali concorrenti. Non è più accettabile l'atteggiamento, di sufficienza e sospetto, con cui parte della redazione ha accolto l'affermazione e il successo della web tv. Non è più accettabile, e nemmeno possibile, che l'edizione Ipad non preveda il contributo di alcun giornalista professionista dell'edizione cartacea del Corriere della Sera. Non è più accettabile la riluttanza con la quale si accolgono programmi di formazione alle nuove tecnologie. Non è più accettabile, anzi è preoccupante, il muro che è stato eretto nei confronti del coinvolgimento di giovani colleghi. Non è più accettabile una visione così gretta e corporativa di una professione che ogni giorno fa le pulci, e giustamente, alle inefficienze e alle inadeguatezze di tutto il resto del mondo dell'impresa e del lavoro.

Certo, poi de Bortoli, oltre ad alzare un po' troppo i toni, scivola su una frase:

vi sfido a contare in quanti casi sulla Rete è applicato il contratto di giornalista professionista

Il fatto che non sia applicato da molti (ma i buoni esempi ci sono: uno per tutti il Post di Luca Sofri) non significa che non debba essere applicato. Io continuerei a non rubare anche se la maggioranza degli italiani rubasse. L'applicazione del contratto nazionale e la visione senza paraocchi del futuro del giornalismo non sono così strettamente intrecciati come vorrebbe far credere la lettera del direttore. Quelli che devono essere smantellati sono altri privilegi corporativi, che erano già poco comprensibili quando sono stati introdotti e sono diventati assurdi ora.

Davanti alle osservazioni di de Bortoli, che chiunque si tenga un po' aggiornato sul futuro del giornalismo considerebbe quasi scontate, che cosa dice il Cdr? Sarò io duro a capire, ma nella replica del Comitato di redazione non vedo alcuna risposta alle parole di de Bortoli, se non la considerazione che gli accordi nel mirino dell'azienda e del direttore tutelerebbero semplicemente l'indipendenza del Corriere. Il Cdr sa benissimo che sta parlando soltanto di una parte – e forse neppure della maggior parte – di quegli accordi. Su un punto ha tuttavia ragione il Cdr:

Una lettera della Direzione al Comitato di redazione – presentata a freddo in sostituzione dell’inizio di una trattativa prevista da mesi – poneva come pregiudiziale di qualunque confronto l’abolizione di queste regole di garanzia.

Azienda e direttore hanno oggettivamente sbagliato: è pretestuoso minacciare la denuncia di tutti gli accordi precedenti per farne accettare altri sull'innovazione. Le due cose vanno separate, a meno che non si voglia usare la denuncia come mezzo di ricatto e di pressione, con il rischio di consegnare un'arma non da poco in mano a chi vorrebbe fare battaglie di retroguardia. Ma anche nella lettera del Cdr, che pure non brilla per concretezza e lungimiranza, non manca lo scivolone:

Un paravento di accuse ingiustificate tentava di legittimare un attacco alla tutela della libertà di stampa.

Sostenere che è fuori dal mondo che i giornalisti del cartaceo non scrivano per l'web o che i giornalisti delle edizioni locali possano scrivere anche per l'edizione nazionale sarebbe un attacco alla libertà di stampa? Fingiamo di non aver letto e arriviamo alla rapida conclusione.

Al di là del caso specifico del Corriere (nel quale sto, come mi pare ovvio, più dalla parte di de Bortoli che da quella del cdr), stiamo vivendo le avvisaglie della trasformazione concreta. Fino ad ora c'era soltanto un dibattito teorico (parlo dell'Italia), ora tutte le redazioni – online e non, se la distinzione ha ancora un senso – sono chiamate a dimostrare nei fatti che hanno capito la direzione che in altri Paesi il mondo dell'informazione ha già preso da tempo. Chi non lo farà presto rischia di soccombere: la morte è sempre la morte ed è dolorosa, ma morire per non aver capito dove sta andando l'informazione ha lo stesso senso che lanciare il proprio scooter contro un camion. Un piccolo consiglio per le redazioni e i Cdr di aziende "statiche": anticipate voi i tempi, presentate voi al direttore un piano di trasformazione che salvaguardi i vostri diritti di giornalisti ma porti la vostra testata giornalistica sulla strada del futuro. Che non sarà facile e sarà piena di curve pericolose, ma almeno non avrà camion che corrono contromano sulla vostra stessa corsia.

 

AGGIORNAMENTO (7 ottobre 2010): Pier Luca Santoro fa un interessante paragone fra la lettera di de Bortoli e quella di James M. Moroney, direttore del Dallas Morning News.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

03/10/2010 a 12:04 pm

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