Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Il giornalismo quantistico (Heisenberg entra in redazione)

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Fra i vantaggi della necessità di camminare per mantenere il più possibile integro ciò che resta del sistema cardiocircolatorio c’è anche la possibilità di avere più tempo per pensare e avere idee o piccole intuizioni. La maggior parte scompare presto dall’orizzonte della coscienza. Ne rimangono poche, e non sempre sono le migliori, ma dobbiamo accontentarci. Martedì sera ero arrivato a oltre un’ora di tapis roulant. Immagino siano state le allucinazioni della stanchezza a farmi venire alla mente il nome del fisico tedesco Werner Karl Heisenberg. Quasi profano della materia, lo conosco soltanto per il principio di indeterminazione, che è uno dei cardini della meccanica quantistica. Semplificando – e non me ne vorranno i cultori della materia – dice che non è possibile determinare contemporaneamente la posizione e la quantità di moto di una particella elementare.

E se questo principio fosse applicabile anche al giornalismo? Se esistesse un giornalismo quantistico che si oppone al giornalismo classico (rectius: lo precisa e lo integra)? La teoria dei quanti ha fra le sue radici il concetto di probabilità di ottenere un determinato risultato, contrapposto alla certezza della meccanica classica (e anche qui chiedo venia ai fisici per la semplificazione): il principio di indeterminazione è quasi un simbolo di questo cambio di prospettiva e, dopo un iniziale scetticismo, è comunemente accettato. Proviamo ora a considerare la notizia singola come la particella elementare e trasferiamoci nel mondo di vent’anni fa (o anche solo di 10-12 anni fa). Ebbene, quella notizia noi eravamo certi di trovarla in un determinato posto e sapevamo come si muoveva: era su Repubblica o sul Corriere, sul Tg5 o a Radio Montecarlo. Se avessimo voluto leggerla, vederla o ascoltarla avevamo la necessità di comprare un giornale o di sintonizzarci su quelle stazioni televisive o radiofoniche: sapevamo che lì avremmo trovato quella notizia.

Con l’avvento di internet e dei social network (espressione che continuo a preferire a “social media“, perché il concetto di medium è quanto di più lontano si possa immaginare dalla disintermediazione di Facebook, di Twitter, di Linkedin, di Gowalla e di tutte le altre decine di siti di condivisione), questo non è più così vero. La notizia comparsa su un giornale prende strade imperscrutabili e finisce in luoghi impensabili attraverso percorsi spesso tanto rapidi quanto difficilmente ricostruibili. E seguirla nel suo spostamento è quasi impossibile, tanto volatile diventa in breve tempo, al punto che spesso è irriconoscibile e la sua provenienza originaria a volte si perde in un intreccio di rimandi e citazioni. Il tempo della notizia ferma in un luogo (un giornale, un’agenzia, una radio o una tv), che possiamo facilmente seguire nei suoi pochi movimenti, pare lontanissimo: ve la sentireste ora soltanto di immaginare posizione e quantità di moto di una notizia? Mutatis mutandis non siamo lontani anche nel giornalismo dal principio di intederminazione di Heisenberg. Mutatis mutandis il concetto di probabilità proprio della quantistica si applica anche alla notizie (ehi, sto parlando della diffusione delle notizie e della fatica di seguirle nelle loro peregrinazioni su internet, non è un alibi per pubblicare anche le notizie probabili, oltre a quelle certe e verificate).

Ora mi resta da capire come possano essere applicati al giornalismo anche i teoremi dell’incompletezza di una delle più grandi menti del ‘900 (insieme a Ludwig Wittgenstein): il matematico tedesco Kurt Gödel.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

21/10/2010 a 2:32 am

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