Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Manning e Snowden: l’eterna battaglia indefettibile fra il potere e i cittadini

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Non so da dove nasca il pensiero secondo il quale il potere democratico sia un potere intrinsecamente più buono di altri tipi di potere. E tuttavia in questi giorni sembrano essere in molti a dover riaprire un libro forse chiuso troppo velocemente ai tempi del liceo o dell’università: il Leviatano di Thomas Hobbes. Quantomeno tutti coloro che mostrano sincera indignazione per la condanna a 35 anni di Bradley Manning, il militare statunitense che ha fornito a Wikileaks moltissimi documenti, più o meno segreti, dell’amministrazione Usa, e per la decisione della polizia britannica di trattenere per 9 ore (il massimo consentito) David Miranda, il consorte di Glenn Greenwald, il commentatore del Guardian che ha un rapporto privilegiato con Edward Snowden, la talpa dell’amministrazione statunitense che ha portato alla luce i programmi di sorveglianza dell’agenzia per la sicurezza nazionale (Prism, ma non soltanto).

Questo non è un saggio di dottrina politica (non ho le competenze per scriverlo), ma la storia che conosciamo in Occidente racconta ciò che Hobbes disse meglio di altri: alla fine il potere divora i cittadini che, con la loro delega, lo hanno creato. Ed è un fatto costitutivo del potere in sé, a prescindere da coloro che lo esercitano, che al massimo possono ammorbidire le forme di quel cannibalismo, per esempio dando vita a sistemi di governo come quello che chiamiamo democrazia. Può esistere il Primo emendamento alla Costituzione americana*, che ha 222 anni e che è forse una delle norme più illuminate sulla libertà di espressione del pensiero che una mente abbia mai concepito, ma quel testo, che è la guida quotidiana per ogni statunitense e che permette in nome suo anche di bruciare la bandiera a stelle e strisce (in Italia è un reato), convive in contraddizione soltanto apparente con i comportamenti dell’amministrazione americana nei casi di Wikileaks e di Snowden. Semplicemente perché appartengono a due piani diversi: i secondi sono atti che discendono dall’ontologia del potere, la prima è una norma che è parte di un corpus di prassi di governo non collegate in modo diretto a quell’ontologia, anche se di quell’ontologia possono diventare raffinate applicazioni.

Torniamo all’inizio per sgomberare subito il tavolo da equivoci: non sto dicendo che il governo statunitense e la polizia britannica abbiano fatto bene, tutt’altro, sto dicendo semplicemente che non dobbiamo stupirci che questo accada anche alle latitudini di due delle più avanzate democrazie del mondo. L’indignazione può esistere (forse deve esistere), ma appartiene a un terzo piano ancora: quello dell’etica. Noi che abbiamo fatto i giornalisti (per quanto ancora sopravviverà quel mestiere davvero non lo so) e che comunque apparteniamo al mondo dell’informazione, non dovremmo mai dimenticare che esisterà sempre un punto nel quale il giornalismo (chiamiamolo ancora così, per comodità) e il potere, sotto qualsiasi forma di governo si manifesti, entreranno in collisione. A me (e ad altri colleghi sono accaduti fatti ancor più intrusivi come perquisizioni o arresti) è capitato di aver subito intercettazioni telefoniche e che la posta indirizzata al mio giornale fosse controllata preventivamente dalla polizia: è una vergogna in un regime democratico, che esplicitamente dichiara principi diversi e riconosce la libertà di espressione del pensiero, ma è normale se visto dal punto di vista del Dio Potere (democratico o non democratico che sia).

E allora, arrivando alla conclusione di questi brevi spunti di riflessione, è necessario distinguere. La democrazia americana, quella stessa che oltre due secoli fa scrisse il primo emendamento e decise che sarebbe stato uno dei muri portanti della vita sociale degli Stati Uniti, dovrebbe vergognarsi sia del caso Manning sia del caso Snowden: chi proclama principi sacri come quelli espressi in quelle poche righe, non può poi contraddirsi in modo così palese, pur in nome della protezione della sicurezza nazionale. Ma è proprio in quei momenti che le democrazie più avanzate, le forme di governo che meglio di altre dovrebbero garantire (e spesso realmente garantiscono) le libertà individuali, mostrano la loro fragilità davanti all’affermazione del potere. Che non è né democratico né assoluto, né oligarchico né plutocratico: è potere e basta, che mira prima di tutto all’autoconservazione.

Il giornalismo, l’informazione (ma sarebbe molto meglio dire: i cittadini che hanno delegato l’esercizio della loro sovranità) non devono ovviamente arrendersi davanti alla forza cieca e inevitabile che li condanna a diventare vittime, ma devono essere consapevoli che a volte sarà una lotta continua, una contraddizione prolifica, quasi un pòlemos eracliteo: la libertà di espressione del pensiero, insomma, non è un diritto acquisito per sempre neppure nello Stato più aperto, trasparente e liberale, perché è la forma-Stato a impedire la realizzazione di quel fine. Quello stesso Stato che detta norme a tutela delle libertà dei cittadini, finisce poi per negare sé stesso: in modo costante se è una dittatura, in modo occasionale se è una democrazia. Non ci resta che organizzarci e combattere l’eterna battaglia indefettibile.

Bisognerebbe poi studiare come il potere esercitato a suo tempo dai mass media abbia assunto a suo tempo il ruolo di Leviatano nei confronti dei comuni cittadini e se (e come, eventualmente) questo rapporto sia cambiato nell’era dei social network; anche l’informazione, quando si trasforma in potere dell’informazione, può diventare un’altra raffinata (e quasi paradossale) forma di potere, delegata ai giornalisti, o a chi per loro, dai lettori o dai telespettatori (io l’ho detto in modo confuso, l’ha mostrato in modo molto più chiaro Orson Welles in Citizen Kane). Ma è un altro tema ancora, che non sono sicuro di essere in grado di analizzare con sufficiente lucidità e preparazione.

* Senza che andiate a cercarlo, ecco il testo del Primo emendamento:

Congress shall make no law respecting an establishment of religion, or prohibiting the free exercise thereof; or abridging the freedom of speech, or of the press; or the right of the people peaceably to assemble, and to petition the Government for a redress of grievances.

Traduzione italiana, secondo la voce di Wikipedia:

Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscano la libera professione, o che limitino la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea, e di fare petizioni al governo per la riparazione dei torti.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

23/08/2013 a 12:06 am

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