Carlo Felice Dalla Pasqua

Mu. Has the dog Buddha-nature?

Due modi per affrontare le sfide

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Ci sono due modi principali per affrontare le sfide che il giornalismo (termine usato sempre per comodità, non serve che lo ripeta) deve affrontare in questi anni di crisi: uno è analogico con mezzi digitali e uno è digitale con mezzi digitali. Il primo dimentica gli insegnamenti del passato, il secondo li fa propri e li perfeziona.

Vediamo in sintesi questo passato e prendiamo un giornale di carta che 30 o 40 anni fa avesse voluto aumentare la propria diffusione su un territorio (una provincia, una regione o lo stato intero). Avrebbe avuto a propria disposizione una scorciatoia: titoli a effetto (non importa se giusti o sbagliati), notizie d’impatto (anche qui non importa se almeno parzialmente false), locandine civetta. È accaduto ed effettivamente, almeno sul breve periodo, il risultato in termini di copie vendute è stato spesso molto positivo. Le risposta alle critiche “etiche” erano quasi sempre varianti di un concetto semplice, perfino banale: “Il giornale è un prodotto che deve stare sul mercato. E per stare sul mercato deve vendere”. C’era – e forse c’è ancora – chi teorizzava la scrittura di notizie imprecise per poter scrivere sullo stesso argomento almeno per due giorni di seguito.

Dall’altra parte esisteva chi si sforzava di mantenere fede ad alcuni principi e cercava di raccontare la realtà senza forzature, ma allo stesso tempo senza annoiare il lettore; anzi, a volte dialogando con lui. Un percorso molto più difficile, che richiedeva – e richiede – qualità e costanza, ma in grado anche di dare molte più soddisfazioni a chi aveva scelto di fare il giornalista e non il mercante dell’editoria.

La storia del giornalismo non ha punito uno e premiato l’altro, non siamo qui a dare giudizi di valore, ma soltanto a prendere atto di due strade diverse. Strade che si riproducono anche oggi, anche in testate che si dicono digitali ma che possono dirsi tali soltanto perché utilizzano mezzi tecnici costruiti con un’architettura digitale.

Sì, perché oggi c’è ancora chi usa i siti, i blog, i social network e tutti gli altri strumenti di narrazione che il mondo digitale ci mette a disposizione in modo totalmente analogico. Basta non lasciarsi ingannare dall’uso di termini un po’ ostici, spesso in inglese (non c’è nulla di male a usare l’inglese, a meno che non lo si faccia per esibizionismo o ignoranza dell’italiano) per capire che si tratta di persone che cercano di trasmettere e non di dialogare o di fare rete. Su Facebook, su Twitter e in tutti gli altri luoghi dell’universo digitale, gli utenti sono visti soltanto come macchine da click o, al massimo, come fornitori di foto o video gratuiti. E quindi, come accadeva prima di internet, la precisione e l’obiettività non sono valori. Anzi, spesso sono ostacoli. Diffidate insomma di chi dice che una notizia è molto social: per rispetto delle notizie e dei social network.

Il secondo tipo di giornalista, invece, se ha avuto la fortuna di vivere anche l’era pre www, benedice questi nuovi strumenti perché gli permettono di fare in modo più accurato e ricco ciò che cercava di fare anche un tempo. Certo, come un tempo il suo lavoro è più difficile e richiede una maggior preparazione e un maggior aggiornamento, ma il risultato finale è impareggiabile: sia per sé stesso sia per i cittadini che hanno la fortuna di leggerlo e interagire alla pari con lui. Se lo vogliono.

Entrambi i modelli possono aver successo: bisogna soltanto scegliere se si vuole assomigliare di più al New York Times o al Mail Online.

Sono arrivato fin qui e mi sono reso conto soltanto ora di aver usato una scrittura profondamente antiquata: vi rendete conto che ho scritto un post senza mettere neppure un link? Vergogna, Carlo Felice, speriamo che Giuseppe Granieri non legga questa queste righe.

Written by Carlo Felice Dalla Pasqua

02/09/2013 a 10:19 pm

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